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PREGHIERE E CELEBRAZIONI LETTERE
   

Preghiere e celebrazioni

VEGLIA DI PREGHIERA

TAU

in onore del SACRO CUORE
e nella commemorazione
del transito del servo di Dio,
PADRE GREGORIO FIORAVANTI ofm

--------------

“Noi dobbiamo vivere dello Spirito,
della carità e delle virtù del Sacro Cuore;
in ogni nostro bisogno dobbiamo prontamente,
con ogni fiducia e senza alcuna esitanza, ricorrere a Lui”

(Da Lettera di P. Gregorio del 1875)


CANTO INIZIALE

(suggerimento: incensare un’icona del Sacro Cuore
ed illuminare una foto di P. Gregorio)

INTRODUZIONE

G. Eleviamo insieme l’inno di lode al Signore per il dono di P.
Gregorio che, lasciando la terra 112 anni or sono, ha affi-
dato a noi, a ciascuna di noi la preziosa eredità del carisma
congregazionale. In esso è racchiusa la nostra spiritualità
incentrata sul Sacro Cuore, che vogliamo ora, in modo speciale,
onorare, contemplare, adorare, facendo memoria del
Suo Amore rivelato a noi soprattutto nell’Eucarestia.

DIALOGO D’INIZIO

G. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
T. Amen.
G. O Padre, che nel Cuore del tuo dilettissimo Figlio ci
dai la gioia di celebrare le grandi opere del suo amore
per noi, fa’ che da questa fonte inesauribile attingiamo
‘profonda benevolenza, amore redentivo, zelo
apostolico per l’umanità’. Per Cristo nostro Signore.
T. Amen!

SALMO 32
G. Con tutte le fibre del nostro essere intoniamo il canto nuovo
al Signore che tiene nella sua mano il nostro cuore. Eleviamo
la preghiera, perché i “pensieri del suo cuore” passino
attraverso il nostro cuore e lo trasformino, si comunichino,
attraverso noi, a tutti gli uomini.

Esultate, giusti nel Signore.
Ai retti si addice la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.
Cantate al Signore un canto nuovo,
suonate la cetra con arte e acclamate.
Poiché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama il diritto e la giustizia,
della sua grazia è piena la terra.
Dalla parola del Signore furono fatti i cieli,
dal soffio della sua bocca ogni loro schiera.
Come in un otre raccoglie le acque del mare,
chiude in riserve gli abissi.
Tema il Signore tutta la terra,
tremino davanti a lui gli abitanti del mondo,
perché egli parla e tutto è fatto,
comanda e tutto esiste.
Il Signore annulla i disegni delle nazioni,
rende vani i progetti dei popoli.
Ma il piano del Signore sussiste per sempre,
i pensieri del suo cuore per tutte le generazioni.
Beata la nazione il cui Dio è il Signore,
il popolo che si è scelto come erede.
Il Signore guarda dal cielo,
egli vede tutti gli uomini.
Dal luogo della sua dimora
scruta tutti gli abitanti della terra.
Lui che, solo, ha plasmato il loro cuore
e comprende tutte le loro opere.
Ecco, l’occhio del Signore veglia su chi lo teme,
su chi spera nella sua grazia,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.
L’anima nostra attende il Signore,
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
In lui gioisce il nostro cuore
e confidiamo nel suo santo nome.
Signore, sia su di noi la tua grazia,
poiché in te speriamo.
Gloria al Padre…

DA “HAURIETIS AQUAS” (N. 44-45)
(Lettera enciclica di Pio XII sul Culto al Sacro Cuore)
G. Gesù ci rivela l’amore del Padre, amandoci a tal punto da
dare liberamente la sua vita per noi. Non solo, nell’Eucarestia,
si offre come nostro cibo e bevanda, per trasformarci
in Lui e rimanere in noi. In risposta a questo amore anche
noi “offriamo i nostri corpi come sacrificio vivente, santo e
gradito a Dio”( cfr Rm 12,1)

“E chi potrebbe degnamente descrivere i palpiti di
quel Cuore divino, indizi certi del suo infinito amore,
nei momenti in cui egli offriva all’umanità i suoi
doni più preziosi: se stesso nel Sacramento dell’Eucarestia?
Ancor prima di mangiare l’ultima Cena con i suoi
discepoli, Cristo Signore, al pensiero dell’istituzione
che stava per fare del Sacramento del suo Corpo e
del suo Sangue, la cui effusione avrebbe sancito la
Nuova Alleanza, aveva provato nel suo Cuore fremiti
d’intensa commozione, da Lui rivelati agli Apostoli
con queste parole: “Ho desiderato ardentemente di
mangiare questa pasqua con voi, prima della mia
passione” (Lc 22,15). Ma la commozione dovette raggiungere
il colmo, quando: “preso un pane, rese grazie,
lo spezzò e lo diede loro dicendo: ‘Questo è il mio
corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria
di me’. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il
calice dicendo:‘Questo calice è la nuova alleanza nel
mio sangue, che viene versato per voi” (Lc 22,19-20).
Si può quindi a ragione affermare che la divina Eucaristia,
sia come Sacramento che come Sacrificio,
di cui Egli stesso è dispensatore e immolatore mediante
i suoi Ministri, è veramente il dono del Cuore
sacratissimo di Gesù.

DAL VANGELO DI GIOVANNI: (Gv 6,48-58)
G. Gesù è la vita. La sua vita comunicata a noi con il Santo
Battesimo, ha bisogno di essere alimentata continuamente.
Nel suo immenso amore per gli uomini, Gesù pensa di
istituire il “sacramento dell’amore”, pensa ad una unione
così intima da darsi a noi in cibo.
Scrive S. Giovanni Crisostomo: “Egli ti concede non solo di
vederlo, ma di mangiarlo, di toccarlo, di riceverlo dentro di
te. Ciò che gli angeli guardano con tremore diventa nostro
alimento. Noi ci uniamo ad esso e diventiamo con Cristo
un solo corpo ed una sola carne”. E’ questo il cibo divino
che ci unisce nel vincolo della Carità. Mangiamo la Carità
e vivremo di Dio-Carità”.

   “Io sono il pane della vita. Io sono il pane vivo, disceso
dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà
on eterno e il pane che io darò è la mia carne per la
vita del mondo”. Allora i Giudei si misero a discutere
tra di loro: “Come può costui darci la sua carne da
mangiare?”.
Gesù disse: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate
la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo
sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia
carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo
risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è
vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia
la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io
in lui.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io
vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me
vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non
come quello che mangiarono i vostri padri e morirono.
Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.

PREGHIERA
Sacro Cuore di Gesù, immagine perfetta di Dio Padre,
pieno di misericordia,
sii benedetto per tutte le grazie concesse al tuo popolo.
Fortifica la fede, la speranza e la carità
di quanti hai chiamato a conoscere, in verità, l’amore
di Dio.
Continua a effondere in essi questo amore,
che dà loro un atteggiamento filiale
verso il Padre celeste.
Dona a tutti il desiderio
di purificare il proprio cuore,
per renderlo trasparente al Vangelo,
dona il desiderio ardente che si sviluppi in loro
la vita di Dio.
Gesù, dolce e umile di cuore,
consola quelli che sono stanchi;
Rendi ciascuno cosciente
della propria vocazione originale.
Estendi incessantemente la tua carità
alla dimensione di quell’amore benevolo,
inesauribile, senza frontiere,
che il tuo Cuore divino non ha mai cessato
di manifestare agli uomini.
Che arda in essi il fuoco
che tu hai portato sulla terra,
la passione del tuo Regno!
Che essi partecipino sempre più
all’opera della redenzione,
che hai compiuto per loro sulla croce,
al prezzo del tuo sangue!
Che essi proseguano il loro cammino
verso la pienezza della vita
alla quale ci attiri tutti,
nell’incontro faccia a faccia del cielo. Amen.
                                        ( Giovanni Paolo II)

DALLE CRONACHE E DAGLI ANNUNCI DI MORTE COMUNICATI AI
FRATELLI ED ALLE SORELLE DEL TEMPO E DA
“FRANCESCANO EROICO”

G. Padre Gregorio più volte nei suoi scritti richiama il valore e
l’importanza della devozione al Sacro Cuore, ponendo l’accento
sull’amore di Gesù che offre se stesso sulla Croce.
In una lettera del 1875 così egli scrive: “Quest’anno ci si
offre un mezzo opportunissimo e tutto speciale quale si è la
consacrazione e la progressiva devozione al Sacro Cuore
di Gesù, fonte inesauribile di bontà, carità e misericordia.
Nelle anime amanti di Gesù fu sempre speciale questa devozione
e si andò vieppiù sviluppandosi”.
Con filiale devozione ricordiamo ora il beato transito di
Padre Gregorio, quando, uniformato a Cristo Crocifisso
che egli ha così intensamente amato qui in terra, meritò
di giungere a contemplarLo nella pienezza della gloria nel
Cielo.

   “ La campanella della chiesetta di S. Maria degli Angeli,
quella mattina, domenica 21 gennaio, tardava a
dare il segnale di inizio della S. Messa.
Il Padre Gregorio si preparava a salire per l’ultima
volta quell’altare che aveva asceso per più di trentatré
anni con francescana pietà e devotissima fede.
Entrò nel presbiterio con passo lento: il volto segnato
dalle tracce di un’altra notte di dolore e di insonnia.
Stava per deporre sulla patena tutta la sua vita,
ormai consumata nell’amore, tra fatica e patimenti.
   Al temine del Santo Sacrificio, agli ultimi Oremus,
la sua voce si fece sentire più fioca. Penosamente
si volse a dire: “Ite Missa est!” ed era come dicesse:
“Anche il mio sacrificio è compiuto”.
Quando fu all’ultimo Vangelo fu visto afflosciarsi. Il
fratello laico che lo assisteva all’altare lo sorresse e
lo accompagnò in sacrestia.
La paralisi era palese, anche se, svestito dei paramenti
sacri, sembrò riaversi alquanto. Ma infine dal
confessore e dal medico, accorsi subito, fu persuaso
a mettersi a letto, nella sua cella, all’Ospizio.
Il giorno seguente, lunedì, credette star meglio, volle
alzarsi; volle recitare tutte e quattro le Ore canoniche
in compagnia del confratello, Padre Bernardo.
Sceso a pianterreno, nel tinello, per il pranzo non
riuscì a mangiare. Più tardi lo si volle condurre in
camera sua, ma ormai non era possibile, neanche a
braccia di uomini.
Fu accomodato al momento sulla poltrona, nel tinello
stesso dove rimase inerte, immerso nella preghiera
e nella contemplazione delle cose celesti; pareva
non bramasse altro che scambiare le miserie di questa
terra coi gaudi eterni del Paradiso.
   A sera, verso le 21, gli furono amministrati tutti i
conforti di nostra Santa Religione: il Santo Viatico
fu accompagnato dall’intera Comunità; ognuna con
la candela accesa, e così tutte le suore, eccetto le
ammalate, poterono rivedere per l’ultima volta il loro
buon Padre.
Domandato dal padre Bernardo di benedire l’Istituto
e le Suore tutte, presenti ed assenti, rispose a voce
alta: “Oh, sì, tutte!”
Dopo mezzanotte entrò in agonia. Nel primo mattino
di martedì, 23 gennaio, non appena tornò il padre
dalla S. Messa conventuale, serenamente egli spirava
a rendeva placidamente l’anima a Dio.
   Moriva col sorriso del giusto, nella calma del santo:
aveva 71 anni e 9 mesi, dei quali 55 come religioso e
sacerdote francescano, e più di 33 passati con noi.
Suor M. Delfina fedele portavoce della Comunità,
esprimeva così tutta l’angoscia e lo smarrimento della
spirituale Famiglia, privata all’improvviso di Colui
che ne era stato il cuore: “Affrante come siamo dal
dolore, è quasi impossibile connettere i pensieri…”
   Era morto, infatti, il Padre, il Fondatore, il salvatore
dell’Istituto. Chi le avrebbe consolate di tanta perdita?
   Lui stesso dal Cielo! Lui che aveva detto, con voce
sfumata di paterna dolcezza, morendo, di volerla benedire
ed assistere sempre da lassù.
Le porte del Cielo si aprivano intanto al Servo buono
e fedele e lo invitavano al gaudio del suo Signore.
   Ma sulla terra quanta tristezza fasciò il Convento di
S. Maria degli Angeli in Gemona! E’ morto il Padre!
Eccolo lì placido, sereno nell’umile abito francescano,
cinto della candida corda, in un sonno di pace,
mentre le figlie gli fanno corona in lacrime e preghiere.
   Le Suore ne vegliarono per due giorni le venerate
spoglie e poi le accompagnarono al Camposanto, in
mezzo ad una folla numerosa di Sacerdoti e di popolo.
   Come segno di venerazione, la bara fu calata nella
tomba dei sacerdoti a destra della Chiesetta che vigila
il cimitero.
Alle figlie che lo ricordano con pietà e amore, l’Angelo
della Resurrezione dice, come fu detto alle pie donne
di Gesù:
   “ Non è qui! Cercatelo nell’Opera sua, negli esempi
della sua santa vita, cercatelo nel suo eroismo, paterno
e amoroso per tutte voi… Cercatelo in Cielo,
poiché dalla terra al Cielo il suo volo fu rapido e sicuro”.

RESPONSORIO BREVE
R. Il Signore è giusto, ama la giustizia.
Il Signore è giusto, ama la giustizia.
V. Guarda i buoni con amore
Ama la giustizia
R. Gloria al padre e al Figlio e allo Spirito Santo
Il Signore è giusto, ama la giustizia.

INTERCESSIONI
G. Supplichiamo Dio Padre, fonte di ogni santità, perché
con l’esempio e l’aiuto di P. Gregorio, ci conceda di
vivere in conformità con il nostro Battesimo e con la
Professione dei Consigli evangelici. Preghiamo insieme:
Rendici santi, Signore, come tu sei santo.
1. Padre santo, ti rendiamo grazie per il dono di Padre
Gregorio. Mentre ricordiamo il suo impegno per far
crescere la comunione e lo spirito di fraternità tra
noi, ti preghiamo per la Chiesa, la Famiglia Francescana,
perché siano segno luminoso della comunione
trinitaria. Preghiamo

2. Padre buono, noi ti lodiamo perché hai concesso al
tuo servo Gregorio di comprendere e di vivere, con la
sapienza del cuore, il mistero di amore del Figlio tuo
Crocifisso; aiuta ogni sorella della nostra Congregazione
ad assumere ed a vivere fedelmente il carisma
affidatoci, così che possiamo “far risplendere al di
fuori ciò che è compreso nel nostro cuore, il Croci-
fisso”. Preghiamo
3. Padre sapiente, ti benediciamo per aver affidato a
Padre Gregorio la cura paterna della nostra Congregazione.
Concedi a noi di vivere “nel vincolo della
carità di Gesù Crocifisso” e di saper leggere i segni
dei tempi alla luce del suo insegnamento e del suo
esempio, di condividere attese e bisogni dei poveri,
di contribuire al tuo disegno di giustizia e di fraternità
universale. Preghiamo
4. Padre buono, ti ringraziamo per aver collocato accanto
alla nostra fondatrice Laura Leroux il venerato
fondatore Padre Gregorio per dar inizio, fondamento
e sviluppo al nostro Istituto. Come loro hanno
saputo accompagnare tante giovani a configurarsi a
Cristo, illumina anche noi con il tuo Spirito, perché
sappiamo orientare i giovani nel discernimento del
proprio progetto di vita, “accendendo nel loro cuore
la fiamma del Divino Amore”. Preghiamo.
5. Padre misericordioso, che hai posto il padre Gregorio
accanto alle nostre prime sorelle nel momento
della loro morte prematura, conforta con la tua tenerezza
di Padre i malati e quanti sono abbandonati
soprattutto nel momento della loro morte ed apri ad
essi le porte del Tuo Regno di pace.

   ORAZIONE
O Dio, tu illumini la Chiesa con l’esempio dei tuoi
santi e in essi ci doni segni sempre nuovi del tuo
amore. Tu hai dato la grazia al tuo servo, padre Gregorio
di seguire fino in fondo Cristo povero ed umile,
concedi a tutte noi che ne facciamo filiale memoria,
di vivere fedelmente la nostra vocazione e missione,
per giungere alla perfetta carità, che ci hai proposto
nel tuo Figlio Gesù. Egli è Dio e vive e regna nei secoli
dei secoli. Amen!
   CANTO: Glorifica, glorifica o Dio, il tuo servo Gregorio,

 

TAU

PER LA CONGREGAZIONE
 
O Gesù Redentore, che hai promesso
di stabilire la tua dimora
in coloro che ascoltano la tua parola
e la mettono in pratica,
effondi il tuo Spirito di novità e di freschezza
sulla nostra congregazione.
Donale creatività e discernimento
perché possa esprimere, con coraggio e forza,
la pienezza di vita che le è donata,
e riesca a testimoniare al mondo
la bellezza della sua missione.
 
Concedile di percorrere con gioia,
pur nella complessità del presente,
il cammino di grazia e di evangelizzazione,
in fraternità, minorità ed itineranza,
per la tua gloria e per il bene dei fratelli.
Amen.

 

- prima celebrazione -

FRATERNITÀ LOCALE E UNIVERSALE:
IMPEGNATE SUL POSTO E APERTE AL MONDO

   "Missionarie del S. Cuore!... la nostra vita sia uno studio continuo per ricopiare in noi le virtù di questo Cuore adorabile. E non fu Egli il primo Missionario delle anime durante la sua vita mortale? Or, se ogni cristiano è obbligato a modellare la sua su questa vita del Redentore divino, sono obbligate in modo tutto speciale le sue Missionarie, se vogliono essere da Lui riconosciute e benedette alla fine della giornata, che sarà il momento della generosa mercede..." (M. Assunta, 1906)
Canto d'inizio

(Suggerimento: durante il canto collocare al centro della fraternità il libro della Parola di Dio e accendere accanto un cero o una lucerna).

Dialogo d'inizio (cfr. Ap 1,4-6)

Guida Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Tutte Amen.
G. Grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che stanno davanti al suo trono, e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra.
T. A Colui che ci ama e ci ha liberate dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.

Preghiera per disporsi all'ascolto della Parola di Dio

Orazione:
Signore, noi ti ringraziamo perché ci hai riuniti alla tua presenza
per farci ascoltare la tua Parola:
in essa tu ci riveli il tuo amore e ci fai conoscere la tua volontà.
Fa' tacere in noi ogni altra voce che non sia la tua e
perché non troviamo condanna nella tua Parola
letta ma non accolta, meditata ma non amata,
pregata ma non custodita, contemplata ma non realizzata,
manda il tuo Spirito Santo ad aprire le nostre menti e a guarire i nostri cuori.
Solo così il nostro incontro con la tua Parola
sarà rinnovamento dell'Alleanza e comunione con Te
e il Figlio e lo Spirito Santo Dio benedetto nei secoli.
Amen.

TAU

Pregare la Parola

Lo Spirito ricrea l'unità per la missione (At 2,1-12)

    Mentre il giorno di Pentecoste stava compiendosi, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi.
    Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: "Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio". Tutti erano stupiti e perplessi, chiedendosi l'un l'altro: "Che significa questo?". Altri invece li deridevano e dicevano: "Si sono ubriacati di mosto".

TAU

Il Canto della fraternità universale:
Cantico di frate Sole
(può essere cantato o recitato a cori alterni o sostituito da altro simile)

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore
et onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu Te mentovare.
 
Laudato sie, mi' Signore,
cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo quale è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante
cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.
 
Laudato si', mi' Signore,
per sora Luna e le stelle:
in celu l'ai formate
clarite et pretiose et belle.
 
Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo
et sereno et onne tempo,
per lo quale a le Tue creature
dài sustentamento.
 
Laudato si', mi' Signore, per sor'Acqua
la quale è multo utile et humile
et pretiosa et casta.
 
Laudato si', mi' Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello, et iocundo
et robustoso et forte.
 
Laudato si', mi' Signore,
per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi
con coloriti fiori et herba.
 
Laudato si', mi' Signore,
per quelli ke perdonano per lo Tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke 'l sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
 
Laudato si', mi' Signore,
per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullo homo vivente po' skappare:
guai a quelli ke morrano
ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà
ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.
 
Laudate e benedicete mi' Signore
et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.
 
Canto di acclamazione al Vangelo
 
"Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo.
Consacrali nella verità". (Gv 17,17-18)

TAU

La preghiera di Gesù per noi (Gv 17),
in Regola non bollata XXII, 41-55

    Manteniamoci dunque fedeli alle parole, alla vita, alla dottrina e al santo Vangelo di colui che si è degnato pregare per noi il Padre suo e manifestarci il nome di lui, dicendo:
"Padre, glorifica il tuo nome" e glorifica il Figlio tuo perché il Figlio tuo glorifichi te... Padre, ho manifestato il tuo nome agli uomini, che mi hai dato, perché le parole che tu hai dato a me, io le diedi loro; ed essi le hanno accolte e hanno riconosciuto che io sono uscito da te ed hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che mi hai dato, perché sono tuoi, e tutto ciò che è mio è tuo. Padre santo, custodisci nel Nome tuo coloro che mi hai dato, affinché siano una cosa sola come noi. Questo io dico nel mondo, affinché abbiano la gioia in se stessi. Io ho comunicato loro la tua parola, e il mondo li ha odiati perché non sono del mondo, come non sono del mondo io. Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che tu li guardi dal male. Rendili gloriosi nella verità. La tua parola è verità.
Come tu hai mandato me nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo. E per loro io santifico me stesso, affinché anche loro siano santificali nella verità. Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che crederanno in me, per la loro parola, affinché siano perfetti nell'unità, e il mondo conosca che tu mi hai mandato e li hai amati, come hai amato me. Ed io renderò noto a loro il tuo Nome, affinché l'amore col quale tu hai amato me sia in loro ed io in loro.
Padre, quelli che mi hai dato, voglio che dove io sono siano anch'essi con me, perché contemplino la tua gloria nel tuo regno".
Amen.

TAU

Momento di silenzio

Canto

Riflessione: La vocazione francescana è missionaria

    La chiamata evangelica, per ogni cristiano, è già, sin dall'inizio, vocazione missionaria. Andare, stare con Lui, essere mandati sono un'unica realtà (cfr. Mc 3,1); sono elementi forse distinti nel tempo, ma già tutti impliciti e contenuti nell'invito a seguirlo. La chiamata è unica: pensare alla missionarietà come ultima tappa di un lungo cammino non è giusto; è piuttosto la prospettiva da cui guardare sin dall'inizio. Non ci si forma "al chiuso" per poi andare "all'aperto"; come dice un biblista: "Chiamare, nell'uso evangelico, è anche partecipare attivamente alla missione" (B. Maggioni).
"Chi ha incontrato Cristo, non può tenerlo per sé, deve annunciarlo" (NMI 40). Perciò, la missionarietà, l'andare per il mondo, è questione di fede viva, è "l'indicatore esatto della nostra fede in Cristo e nel suo amore per noi" (RM 11).
Inoltre, l'evangelizzazione risponde alla logica del Regno, più che ai bisogni dei destinatari o a qualche altra necessità (cfr. Mt 10,1-5, dove chiamata e missione s'identificano). E il Regno non può essere classificato o delimitato secondo i destinatari lontani o vicini (non è la scristianizzazione a mandarci anzitutto in missione), secondo i tempi (prima i vicini e poi i lontani), secondo i luoghi (prima nelle chiese e poi nelle case o lungo le strade), secondo le necessità di "casa nostra" o di altri popoli. L'annuncio, l'andare, è la dimensione fondamentale e permanente dell'evangelizzazione, è la logica del Regno, è il paradigma di ogni forma di missione. Il primo annuncio, la seconda evangelizzazione e la pastorale ordinaria (cfr. RM 33) rispondono all'unico invio e costituiscono la stessa missione: sono tre modi o dimensioni strettamente uniti nel tempo e nello spazio, come unica fu la missione di Gesù nelle sinagoghe, nelle case, per le strade, con i giusti e con i peccatori. Ovunque e sempre siamo inviati per annunciare, esortare, rinnovare, consolidare la fede, per fare nuovi discepoli del Vangelo e fortificare i discepoli che sono già alla sequela di Gesù.
Per Francesco, l'evangelizzazione è l'espressione dell'incontro con il Cristo (1Cel 22). Per lui, vocazione e missione coincidono (LM 4,2), sia nei primi anni, sia dopo la crisi "contemplativa", sia alla fine della sua vita.

    "Andate carissimi, a due a due per le diverse parti della terra, annunciando agli uomini la pace e la penitenza in remissione dei peccati" (1Cel 29). Francesco non manda mai un fratello solo per il mondo. La Fraternità e la comunione sono il punto di partenza e il cuore della missione francescana.
Francesco ci mostra inoltre un aspetto meraviglioso e attuale dell'evangelizzazione: la missione è ascolto e comunicazione; è vivere con gli altri; è scegliere di aprire gli occhi sulla realtà altrui; è credere che il Regno di Dio è già attorno a noi, in profondità, in ogni persona anche non cristiana (cfr. 1Cel 82); è dare e ricevere contemporaneamente.
Nel campo del dialogo il francescanesimo ha una sua parola da dire, ma soprattutto un esempio e una testimonianza da offrire. Di fatto, la figura, l'esperienza e la proposta di Francesco sono un messaggio la cui validità è accolta e riconosciuta dagli appartenenti a tante diverse confessioni e religioni. Francesco è un uomo di dialogo universale per la sua radicale esperienza evangelica, per il suo amore alla Parola di Dio che ha operato in lui una conversione continua: tutto questo ha fatto di lui un uomo nuovo che ha ritrovato l'equilibrio delle relazioni con Dio, con gli uomini e con il creato, al quale ognuno può riferirsi con speranza. Per questo la suora francescana è per vocazione una donna di dialogo e di comunione.

TAU

Momento di silenzio
(qualora si ritenga opportuno con risonanza e condivisione fraterna)

G. Quali seguaci di san Francesco, vogliamo condurre una vita radicalmente evangelica, 'vogliamo - come ci esorta m. Angela Dell'Angelo - col divino aiuto, agire con lo spirito di Dio, il quale d'ordinario l'attinge dal Cuore ss.mo di Gesù... perché stia lontano dal nostro Istituto lo spirito umano e la prudenza umana, quello spirito cioè che, non essendo Serafico, invece di edificare distrugge".
Per sostenerci in questo spirito di devozione e di comunione fraterna; dare testimonianza di penitenza e di minorità; portare in tutto il mondo l'annuncio del Vangelo, essere animate dall'amore verso ogni uomo; predicare con le opere la riconciliazione, la pace e la giustizia, preghiamo insieme dicendo ad ogni invocazione:

R. Ascoltaci, o Padre!

1. Perché - come augurava m. Assunta - "ogni nostra Casa sia un piccolo paradiso, ove il S. Cuore regna veramente come supremo padrone su di essa", così che la vita della fraternità abbia la priorità sulle opere;

2. Certe che - come affermava m. Angela - "se ci sta a cuore la maggior gloria di Dio, non ci sta meno a cuore il decoro del nostro Istituto, da lei chiamato 'cosmopolitano' (internazionale), poiché mediante questo si ottiene più facilmente quella", chiediamo che le nostre comunità irradino fraternità, mostrando che si può vivere insieme, nella comunione e nell'unità, pur essendo diverse;

3. Perché le nostre fraternità 'in missione' siano inculturate e cerchino il linguaggio, lo stile, la forma di vita che più conviene ad una cultura particolare, sempre restando fedeli ai valori fondamentali del nostro carisma;

4. Perché le nostre fraternità assumano sempre di più il volto dell'internazionalità e della multiculturalità, divenendo così segno della tolleranza, del rispetto dell'altro, della vera riconciliazione e pace;

5. Perché noi, suore francescane Missionarie del Sacro Cuore, abitando e vivendo accanto a tutto il popolo di Dio, ne ascoltiamo i bisogni e ci disponiamo alla solidarietà e alla condivisione della sua condizione di vita;

G. Ringraziando il Signore perché "veramente tra tante angustie Egli ci è pure di conforto.. perché, col chiamare le nostre suore acciò si prestino nella sua vigna e guadagnino anime, mostra che l'istituto, nel quale siamo tutte missionarie, è di suo piacimento e di sua gloria"(m. Angela), sentiamoci a Lui grate di essere membri di quest'unica famiglia e, in unione di spirito con le sorelle sparse in tutto il mondo, preghiamo insieme come Gesù ci ha insegnato.

TAU

Padre nostro

Preghiera
O santissimo Padre nostro,
Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra:
affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a te,
con tutta l'anima, sempre desiderando te,
con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni
e in ogni cosa cercando il tuo onore;
e con tutte le nostre forze, spendendo tutte le nostre energie
e sensibilità dell'anima e del corpo a servizio del tuo amore e non per altro;
e affinché possiamo amare i nostri prossimi come noi stessi,
trascinando tutti secondo le nostre forze al tuo amore,
godendo dei beni altrui come dei nostri
e nei mali soffrendo insieme con loro
e non recando nessuna offesa a nessuno.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.

Benedizione

G. Il Signore ci benedica e ci custodisca,
mostri a noi il suo volto e abbia misericordia di noi.
Rivolga verso di noi il suo sguardo e ci dia pace.

Canto finale

 

TAU
- seconda celebrazione -

TESTIMONIARE IL VANGELO DELLA FRATERNITÀ

"Il Signore ci vuole uniti col più stretto vincolo di carità, ci comanda di servirci all'uopo scambievolmente e nella stessa maniera che nei propri bisogni bramiamo e vogliamo essere serviti noi stessi... Egli infonda in noi sempre più lo spirito, vero e sincero, di pace e di carità"
(Padre Gregorio)

Canto d'inizio

(Suggerimento: durante il canto viene collocato al centro della fraternità un catino e una brocca piena d'acqua, con accanto un asciugamano).

Dialogo d'inizio (cfr. 1 Cor 6,11; 8,3.6)

Guida Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Tutte Amen.

G. Sorelle carissime, siamo state lavate, siamo state santificate siamo state giustificate, nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio!
T. Chi ama Dio, è da lui conosciuto. Per noi c'è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui; e un solo Signore Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo per lui. Amen.

Preghiera per disporsi all'ascolto della Parola di Dio

Orazione:
Signore Gesù, nel Cenacolo, la sera dell'ultima Cena,
ci hai promesso il dono dello Spirito:
fa' che discenda su di noi e ci guidi alla verità tutta intera,
fa' che discenda su di noi e ci ricordi le tue Parole,
fa' che discenda su di noi e ci renda capaci
di quell'amore reciproco, che testimonia al mondo che siamo tue, fa' che discenda su di noi e ci faccia essere
una cosa sola con Te e con il Padre.
Amen.

Pregare la Parola

Acclamazione al Vangelo:
"Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri" (Gv13,34)

Nel segno dell'amore totale (Gv 13,1-20)

    Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando gia il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: "Signore, tu lavi i piedi a me?". Rispose Gesù: "Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo". Gli disse Simon Pietro: "Non mi laverai mai i piedi!". Gli rispose Gesù: "Se non ti laverò, non avrai parte con me". Gli disse Simon Pietro: "Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!". Soggiunse Gesù: "Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti". Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: "Non tutti siete mondi".
    Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: "Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno. Ve lo dico fin d'ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. In verità, in verità vi dico: Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato".

TAU

Momento di silenzio
(qualora si ritenga opportuno con risonanza e condivisione fraterna)

Preghiera meditata attraverso i testi delle nostre Regole

G. Lasciamoci educare a divenire sorelle 'in servizio reciproco' e in caritativa fraterna obbedienza, dall'esempio di san Francesco e di padre Gregorio, nella memoria di tante nostre sante sorelle che ci hanno preceduto.

Rit. Ubi caritas et amor, Deus ibi est
(o altro ritornello simile nella propria lingua)

(Le singole rievocazioni, tratte dalla Regola e Costituzioni, vengono lette da suore della fraternità)

1. La forma di vita delle fmsc è questa: osservare il santo vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, in unione con quanti vogliono servire il Signore Dio nella chiesa cattolica, nella vera fede e nella penitenza. Forti di questo comune impegno, le suore alimentano la carità fraterna, per offrire testimonianza di unità nella diversità.
(R. 1, C. 31)

2. Le sorelle si accolgano tra loro con carità e benevolenza, si trattino con cortesia e familiarità, si sostengano sinceramente nel desiderio di rinnovarsi e crescere incessantemente nel vincolo dell'amore, per l'azione dello Spirito santo. (R. 23, C. 26)

3. Le suore, che sono ministre e serve delle altre, ammoniscano le loro sorelle e le correggano con umiltà e amore, affinché in ogni nostra comunità si accolga e si viva il medesimo carisma, dando testimonianza significativa della presenza dell'amore di Dio. (R. 27, C. 25)

4. Condividendo la riflessione del nostro padre Gregorio che 'non è questo o quel luogo a santificarci, né questo o quell'ufficio, ma l'aderire volentieri al divino volere', le suore si ricordino che, per Dio, hanno rinnegato alla propria volontà: con gioia allora si aiutino nell'impegno di santificazione, in spirito di carità, per celebrare il dono reciproco della salvezza e della pace. (R. 25, C. 30, 27)

5. Le suore rendano grazie a Dio di tutto ciò che accade loro, siano esse in buona salute che inferme, liete di vivere la loro fraternità come realtà di morte e di resurrezione, in atteggiamento di continua conversione, mettendo 'a profitto tutte le circostanze che il Signore, nella sua misericordia, non manca di seminare sui nostri passi', come ci esorta la nostra madre Giuseppa. (R. 23, C. 33)

6. E se, a motivo di parole o gesti, sorgesse tra le sorelle occasione di turbamento o sofferenza, si amino di più per amore di Dio, né si procurino vergogna o disonore, ma nello spirito di misericordia siano segno della forza unitiva che in loro compie l'azione di grazia.
(R. 24, C. 30)

G. Ed ora lasciamo ancora alcuni minuti per chiedere perdono per le nostre mancanze nei confronti della fraternità e delle singole sorelle, per le nostre carenze nel servizio di autorità e nella caritativa obbedienza.
Ad ogni richiesta di perdono cantiamo insieme il canone:

Kyrie eleison (o altro ritornello penitenziale)
(Seguono spontanee richieste di perdono individuali)

TAU

Riflessione: Mi affido con tutto il cuore a questa Fraternità

Lett.
    Professando la nostra Forma di vita francescana, ciò che per Francesco equivale ad "essere ricevute all'obbedienza" (Rb 2,11), la suora si consegna totalmente a Dio, offrendoGli tutta la propria esistenza in un patto di alleanza con Lui. Questa consacrazione, che si realizza concretamente attraverso i voti, è un processo dinamico che si esprime in modalità sempre nuove nelle situazioni ordinarie della propria esistenza. La professione è un patto che impegna a scoprire e compiere la volontà del Padre: rinunciando a se stesse, [le suore] assoggettano la propria volontà [alle sorelle in autorità] in tutte le cose che promisero al Signore di osservare (Rb 10,3), così da conseguire la propria maturità personale e raggiungere in maggior pienezza la libertà dei figli di Dio.
    Da questo patto di alleanza con Dio deriva anche l'impegno a vivere con fiducia la relazione fraterna. In un atto unico ed esistenziale la suora compie una consegna totale e definitiva al Signore e alle sorelle. È questa la prospettiva giusta che illumina contemporaneamente la promessa di obbedienza reciproca. Si entra in una comunità religiosa per seguire Gesù "insieme", in quanto persone che vivono lo stesso progetto evangelico e carismatico nella comunione fraterna. Bisogna uscire dal binomio superiora-sudddita, dipendenza-indipendenza, per passare alla dimensione della reciprocità, dell'interdipendenza e corresponsabilità, che crea e rafforza la vera comunione.
    L'autorità e l'obbedienza significano in fine mettersi responsabilmente, tutte insieme, a servizio di una causa, di valori in vista del Regno; dire sì a ciò che siamo chiamate ad essere secondo il disegno di Dio su ciascuno di noi; consegnarsi a Dio attraverso mediazioni umane scelte e accolte liberamente e costruttivamente
(cfr. Am 3).


G. Memori che siamo tutte chiamate dallo stesso Signore Gesù, 'tutte ugualmente impegnate a lavorare nella sua vigna e per la sua vigna, senza mai guardarci da estranee o perché di quella nazione, di quella provincia, di quel paese, di quel lignaggio, od altri riguardi simili...', come ci invita p. Gregorio, preghiamo insieme per la nostra fraternità, ripetendo ad ogni invocazione:


Rit. Ti preghiamo, Signore, per la nostra Fraternità.

1. Perché amiamo e custodiamo le nostre anime e quelle delle nostre sorelle.

2. Perché ovunque e sempre ci mostriamo familiari tra noi reciprocamente, manifestandoci l'una all'altra con fiducia le nostre necessità.

3. Perché camminiamo insieme, non secondo la carne ma secondo lo Spirito, nella rettitudine della nostra vita e ci sosteniamo e ci correggiamo a vicenda con umiltà e discrezione.

4. Perché ci guardiamo dal turbarci e adirarci per il peccato o il male di una sorella, ma ci aiutiamo spiritualmente come meglio possiamo.

5. Perché non abbiamo alcun potere o dominio soprattutto fra di noi e ci comportiamo come nel Vangelo ha detto e fatto il Signore.

6. Perché non diciamo e non facciamo del male alla sorella e, anzi, per carità di spirito, volentieri ci serviamo e ubbidiamo l'un l'altra.

7. Perché non ci allontaniamo dai comandamenti del Signore, vagando fuori dell'obbedienza, ma perseveriamo nei comandamenti del Signore che abbiamo promesso, per seguire il Santo Vangelo e la nostra forma di vita.

8. Perché con le parole e con le opere possiamo annunciare al mondo intero che nessuno è onnipotente, se non Dio solo.

T. Maria Immacolata, avvocata dei poveri e Regina dell'Ordine francescano, Madre nostra santissima, che sempre ci hai favorito del tuo prodigioso soccorso, intercedi ancora per noi presso il tuo Figlio, Signore e Maestro nostro. Amen

TAU

Canto del Padre nostro e scambio della pace

Preghiera conclusiva (cfr. Lett. Ord)

Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio,
concedi a noi miseri di fare, per te stesso,
ciò che sappiamo che tu vuoi,
e di volere sempre ciò che a te piace,
affinché, interiormente purificati,
interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo,
possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto,
il Signore nostro Gesù Cristo,
e, per tua sola grazia, giungere a te, o Altissimo,
che in Trinità perfetta e Unità semplice
vivi e regni e sei glorificato,
Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli.
Amen.

 

TAU

 

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