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Nov 29, 2022 Last Updated 4:17 PM, Nov 21, 2022

Fin dall’inizio di questo nuovo anno 2019, vogliamo augurarvi abbondanti benedizioni del Signore e chiedere la protezione amorosa di Maria nostra Madre nel cammino quotidiano verso il suo amato Figlio. Condividiamo l’omelia di fra  Ignacio Ceja OFM nella solennità di Maria Santissima, Madre di Dio; l’Eucaristia è stata celebrata nella cappella della nostra casa Generalizia “Asisium”.

Cari fratelli e sorelle, celebriamo l’ultimo giorno dell’ottava di Natale, con la solennità di Maria Santissima, Madre di Dio, ed iniziamo il nuovo anno solare 2019. Ringraziamo Dio per tutti i benefici che ci ha concesso durante l’anno appena finito e ci affidiamo alla sua bontà per il nuovo anno che comincia.

Tutti gli eventi della nostra vita, personale, familiari, sociali che vivremo durante questo anno, vogliamo consacrarli al Signore e metterli sotto la protezione della Madonna, confidando nella sua intercezione presso Suo Figlio, affinché possa essere un anno di gioia e di pace per tutti noi e per il mondo intero. La festa della Madre di Dio e la Parola appena ascoltata ci mettono davanti al mistero che è la fonte della nostra gioia, della nostra speranza, e del nostro impegno nella carità: il Figlio di Dio fatto uomo nel seno della Vergine Maria.

Nell’anno 431 a Efeso, allorché i Padri Conciliari hanno definito Maria Madre di Dio, hanno affermato che nel figlio di Maria, Dio veramente si è avvicinato alla nostra vita per condividere la Sua vita con noi. Inoltre, ricordando quanto scrive Tommaso da Celano, il più profondo motivo della devozione a Maria di Francesco d’Assisi era proprio la sua maternità divina. Ha scritto il biografo: “circondava di un amore indicibile la Madre di Gesù, perché aveva reso nostro fratello il Signore della maestà” (2Cel 198). Francesco contempla in Maria: l’esperienza del mistero dell’Incarnazione, l’esperienza dell’Onnipotente che si abbassa fino al punto di diventare, in Gesù, nostro fratello; l’Onnipotente che viene a condividere in Gesù la nostra fragilità; il Santo che scende a prender un posto tra i peccatori; l’Infinitamente degno che si umilia in Suo Figlio.

Dire che Maria è Madre di Dio, dunque, significa che l’umanità è stata toccata da Dio fino in fondo e tutte le dimensioni della vita umana sono chiamate ad essere trasformate dalla grazia di Gesù. Ci lo ricorda, in questa giornata mariana, il testo della lettera ai Galati, che ci riporta al cuore del mistero della natività di Gesù Cristo: “Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare quelle che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli”. Questa assunzione della natura umana ha portato uno straordinario capovolgimento nella storia dell’umanità. La venuta di Cristo sulla terra ci conferma infatti la nostra dignità di figli di Dio.

Invochiamo Maria, fonte della nostra gioia e a lei chiediamo per la nostra umanità, contrassegnata da tante tristezze, il dono della vera gioia. Questa gioia cristiana che non è l’allegria rumorosa e momentanee che la nostra cultura spesso identifica con questo termine e che si vende nel mercato del consumismo. È piuttosto la serena letizia che nasce dalla certezza di essere amati da Dio, amati personalmente dal nostro Creatore, da Colui che ha nelle Sue mani l’universo e che ama ciascuno di noi con amore appassionato e fedele.

L’amore di Dio è più grande delle nostre infedeltà e peccati e proprio per questo riscatterà la nostra vita dalla morte. La gioia evangelica è la gioia della fede e della speranza; ma è anche la gioia della carità, cioè della comunione con l’amore stesso di Dio e della carità che si condivide con i fratelli. Una gioia che non viene spenta dalle prove e dalle sofferenze che possiamo incontrare, ma si dimostra più forte di esse, dal momento che ha il suo fondamento nell’amore fedele del Padre che si è donato a noi in Gesù Cristo.

Oggi celebriamo anche la giornata mondiale della pace. Rinnoviamo il nostro impegno di essere, come gli angeli la notte di Natale, messaggeri del Vangelo della pace. Le nostre parole e le nostre opere siano segni della misericordia di Dio, di comunione fraterna, di solidarietà, di perdono, di rispetto per tutti.

Fratelli e sorelle, vogliamo iniziare questo nuovo anno con la benedizione di Dio su tutti noi e su tutto il mondo. Quello che Mosè ha chiesto per il popolo d’Israele diventa una realtà anche per noi, per le nostre famiglie, comunità e il mondo intero: “il Signore ci custodisca. Il Signore faccia risplendere su noi il suo volto e ci faccia grazia. Il Signore rivolga a noi il suo volto e ci conceda la pace”.

Buon anno a tutti!

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Noi, membri della Delegazione "Vergine di Copacabana", eretta in aprile 2017, ci siamo riunite per partecipare agli esercizi spirituali, nella località di Tarata-Cochabamba, presso il centro di spiritualità francescana, tenuto dall’Ordine dei Frati Minori.
Gli esercizi spirituali sono stati guidati da padre Tomás Kornaki OFM, che ci ha accompagnato duranti i giorni di grazia, aiutandoci ad approfondire argomenti relativi all'importanza del combattimento spirituale quotidiano. Esso si manifesta tramite l'esperienza della speranza, la preghiera personale e comunitaria ed inoltre la vita in fraternità. La vita fraterna, infatti, si arricchisce con il prendersi cura e maturare nell’interesse verso le utopie francescane, ossia verso gli ideali di santità, allo scopo di renderci testimoni credibili della nostra vita di consacrate al Signore.
Questo ritiro ci ha fatto capire il senso e l’importanza di poterci allontanare per alcuni giorni dall’attività apostolica, così da dedicarci meglio a riflettere sulla necessità del rinnovamento spirituale. Gli esercizi ci hanno permesso di condividere il nostro vissuto. In questo modo abbiamo potuto capire ed esprimere il valore del tempo con le sue gioie e preoccupazioni, e come pure il coraggio per le nuove sfide che esso ci fa assumere, come attenzione e risposta alle esigenze della società attuale.
L’esperienza di essere presenti e poter condividere insieme momenti intensi di preghiera e di serena fraternità, ci ha fatto provare vero entusiasmo “nella bellezza di essere fraternità e di essere sorelle tra le FMSC, in missione”.
Siamo grate al Signore della vita per averci concesso, tramite questi giorni, la grazia di vivere l’incontro personale con Dio e la gioia di sentirci sorelle.

Sorelle della Delegazione “Vergine di Copacabana”


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Il giorno 22 dicembre 2018 all’Asisium si è tenuto un concerto di Natale. L’iniziativa ha coinvolto per la prima volta i nostri insegnanti della scuola, genitori e figli e anche le suore. È stato un momento molto bello e pieno di spirito natalizio; attraverso il canto essi hanno voluto far sentire l’entusiasmo che hanno provato durante tutto il tempo di preparazione per esprimere quanto sia bello il lavoro e l’impegno fatto con lo spirito di condivisione della propria fede.

Vi lasciamo una testimonianza di un genitore della nostra scuola che ha partecipato insieme a tutta la sua famiglia:
"Quest'anno per Natale, ho aderito alla proposta del maestro Simone (insegnante religione delle elementari Asisium), di preparare un coro natalizio.
Ho partecipato con mia moglie e due dei miei tre figli (cosa per nulla scontata).
Hanno aderito alcuni professori, alcune famiglie, alcuni genitori e alcune suore. Eravamo circa 50 (cosa affatto scontata...).
La preparazione, prima, e il concerto, poi, sono stati veri e propri gesti: atti cioè che hanno sempre rimandato, almeno come tentativo, al Significato ultimo del nostro cantare insieme, provare insieme, ridere insieme, sbagliare e richiamarsi: Gesù, Dio con noi.
Ogni scelta ha avuto questo come scopo: aiutare ed aiutarci a stare davanti a Lui.
Per questo le prove sono sempre iniziate e terminate con la preghiera; per questo il concerto si è tenuto in Chiesa; per questo alcuni canti sono stati introdotti da brevi scenette. Una fra tutte: San Francesco che realizza il primo presepe a Greccio, con alcuni di noi che durante il canto si trasformano in un piccolo presepe vivente. 
Un avvenimento nell'avvenimento.
Per questo le suore provenienti dall'India hanno danzato: il loro gesto di lode e di ringraziamento a Dio.
Un avvenimento nell'avvenimento.
Per questo Gesù bambino era un bimbo vero: perché la realtà aiuta, anzi, è il trampolino che ci fa entrare nel Mistero di Dio fatto uomo.
Il concerto si è tenuto la sera del 22 dicembre... InCanto di Natale.
Non è stato uno spettacolo, ma il tentativo (pieno di imperfezioni) di condurre noi coristi e tutte le persone che hanno assistito sulla soglia della Capanna di Betlemme per stare davanti a quel Bambino.
E questo, a giudicare dai volti di chi c'era, è accaduto!
E allora, adesso, grati per quanto vissuto insieme, continuiamo a domandare di restare davanti a Lui..."

Valerio Larosa


InCanto dicembre 2018 from Francescane Miss. Sacro Cuore on Vimeo.


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“Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, chiamò a sé Giovanni, un uomo della contrada di Greccio, e gli disse: “Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”. FF 468

Anche nel nostro Istituto “Maria Immacolata” a Roma abbiamo voluto riprodurre ciò che è successo a Greccio nel Natale dell’Anno del Signore 1223.
Il desiderio era stato espresso ormai da tempo e la gioia era palese soprattutto nei più piccoli e proprio il loro entusiasmo e la loro convinzione ci hanno incoraggiato a realizzare un recital, che potesse portare al nostro mondo il vero messaggio del Natale: povertà, semplicità evangelica, umiltà e gioia autentica.
Con la festa di S. Francesco le idee hanno cominciato a prendere corpo: copione, coreografie, musiche, la scelta dei piccoli e grandi artisti, la data di realizzazione. E’ stato un lavoro di grande partecipazione proprio come a Greccio quando Francesco chiese la collaborazione del suo pio e fedele amico Giovanni. Sono entrati in scena i piccoli della Scuola dell’Infanzia trasformati in stelline, gli alunni della Scuola primaria che rappresentavano tutti i personaggi, i ragazzi della Scuola Media Inferiore che cantavano e suonavano diversi strumenti musicali, gli studenti del Liceo che tenevano il filo del discorso proclamando le Fonti Francescane e improvvisandosi tecnici abili ed esperti, Suore, insegnanti e genitori. Le Suore che ne hanno curato la regia hanno studiato magistralmente ogni particolare cercando di apprezzare i talenti, i gusti dei partecipanti ai vari livelli sempre tenendo ben presente l’obiettivo di annunciare il vero Natale, l’autentica gioia che nasce dalla semplicità e dall’umiltà francescana. Siamo andati in scena il giorno 11 dicembre davanti a n numeroso pubblico.
Il lavoro di preparazione dell’ambiente dove doveva nascere Gesù è stato disinvolto e veloce eseguito dai bambini della classe terza della scuola primaria: viene deposto il fieno, due bambini introducono la greppia ed entrano il bue e l’asinello. “In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà.”
Tutto è pronto, viene distribuito un lumino al popolo per illuminare quella notte, “nella quale si accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e tutti i tempi.” Entra Francesco raggiante di letizia, vestito da Diacono legge ad alta voce il Vangelo della nascita di Gesù. Un angelo depone il Bambino nella mangiatoia, Francesco si inginocchia, lo stringe tra le braccia e sembra volerlo destare dal sonno, i bambini in scena si offrono a vicenda il Bambino lo baciano, lo accarezzano e alla fine uno di loro lo mostra a tutta l’assemblea mentre ascoltiamo i bellissimi messaggi dei pastori:

- Ogni persona si fa madre di Gesù Bambino quando lo accoglie in sé…
- Gesù si offre a tutti coloro che vogliono accudirlo dentro il cuore…
- E più lo proteggiamo, più risplende in noi la sua luce…che ci fa vedere tutti come fratelli e sorelle senza fermarsi alle apparenze.
- Infatti chi accoglie Gesù si fa voce di pace e bene per l’umanità.
- Portiamolo con noi ogni istante e ogni giorno sarà Natale. Basta desiderarlo nel cuore e Lui rinascerà tutte le volte!

E Francesco, puntando l’indice verso ciascuno di noi pronuncia ad alta voce:
-  Anche tu, oggi, puoi far nascere in te Gesù Bambino!


 

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Dopo 24 anni dallo sbarco in terra albanese, un tempo di vita missionaria intensa che scrive bellissime pagine di entusiasmo, di fede pura, di generosità con esperienze di vera gioia per la profonda e sincera condivisione, di dolore, di fatiche, di povertà, di malattie, delusioni e speranze con tanto amore ai poveri, eccoci a godere l’Atto di proprietà della Congregazione e la Licenza con la quale lo Stato Albanese denomina quello che prima era un semplice ambulatorio, Centro Umanitario abilitato a svolgere tutte le attività che le suore desiderano per il bene del popolo.
Ci riferiscono che in Albania, il Documento ottenuto è il primo e l’unico e non ha data di scadenza.
Abbiamo riflettuto e commentato semplicemente così: E’ un grande atto d’amore della Provvidenza che ha a cuore i suoi poveri, è il sigillo che dà riconoscimento alla nostra presenza e la certezza che Dio ci vuole in quella povera zona a servirLo tra i suoi poveri.
L’avvenimento è stato vissuto nella semplicità che caratterizza la nostra Missione di Dushaj: la benedizione dei locali da parte del nostro Vescovo Mons. Simon Kulli con la partecipazione di alcuni Padri Cappuccini, un sacerdote del Kossovo, Sr Teresa, Stimmatina, responsabile della sanità a livello diocesano, i rappresentanti della comunità locale e alcune persone particolarmente vicine alla Missione con tutti i bambini e i ragazzi che frequentano il Centro P. Gregorio che hanno rallegrato con la loro vivacità e originalità.
Il Centro Umanitario è stato denominato “Madre di Misericordia e di Pace” e comincerà a funzionare regolarmente dal mese di dicembre. Vi opereranno Sr. Vangi con un centro di ascolto, un dottore e una infermiera per le visite mediche, Sr Lia per l’assistenza ai poveri.
Terminata la giornata, la Comunità ha ringraziato il Signore per la sua costante presenza e ha affidato alla Madre di Dio il proprio impegno per essere fedeli alla propria missione.

La Comunità di Dushaj

A Scutari invece le Suore si sono fatte carico di un progetto a favore di bambini e ragazzi analfabeti, perché vissuti nelle montagne prive di servizi e ora scesi in città e sistemati a ridosso della periferia lottando ogni giorno per la propria sopravvivenza.
Le suore li accolgono nella vicina chiesa, offrono loro il pranzo, un momento di distensione e di preghiera e poi dedicano molto tempo al recupero scolastico.
I bambini per ora sono felici soprattutto di mangiare, ma col tempo valorizzeranno anche la base culturale che riceveranno e che darà loro la possibilità di avvedere accedere e non avvedere agli studi.



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