Il popolo libanese attendeva con grande speranza la visita del Santo Padre una visita che non aveva avuto luogo dal 2012. Lo scorso anno, il tanto atteso viaggio di Papa Francesco in Libano era stato rinviato a causa delle sue condizioni di salute e delle difficoltà politiche ed economiche che il Paese continua ad affrontare. Eppure, quest’anno ha portato una vera grazia: la prima visita apostolica di Papa Leone XIV, un momento che ha toccato il cuore di molti e ha riacceso la fiamma della speranza in tutta la nazione.
Dal momento in cui l’aereo papale è atterrato, l’atmosfera era carica di fede ed emozione. La pioggia, che ha accompagnato il Santo Padre dall’aeroporto al Palazzo Presidenziale, sembrava battezzare le strade di Beirut con una benedizione. Nonostante il tempo, folle di persone si sono radunate nella gioia e nella riverenza, sventolando bandiere e rosari, desiderose di accogliere il Successore di Pietro. La vista dell’auto papale che avanzava lentamente tra le strade bagnate dalla pioggia ha fatto scendere lacrime dagli occhi di molti un segno vivo che la promessa della presenza di Dio rimane salda anche nelle tempeste.
Il 1° dicembre, Papa Leone XIV ha incontrato vescovi, sacerdoti, religiosi e laici impegnati al servizio della Chiesa in Libano. Prima di questo incontro, nella mattinata, il Santo Padre ha compiuto un pellegrinaggio al celebre Santuario di San Charbel ad Annaya, dove ha pregato in silenzio davanti alla tomba del santo, affidando il Libano e il suo popolo alla sua potente intercessione. Lungo il percorso da Jbeil a Harissa, migliaia di persone, nonostante la pioggia, si sono allineate lungo la strada, attendendo con pazienza di intravedere la papamobile.
A causa della forte pioggia, l’incontro con le comunità religiose è iniziato più tardi del previsto, ma è stato un momento di profonda comunione e incoraggiamento. Durante questo incontro sono state condivise diverse testimonianze, ciascuna un riflesso della fede vissuta in mezzo alle difficoltà.
Una delle testimonianze più toccanti è stata quella di P. Youhanna Fouad Fahd, sacerdote maronita e parroco del villaggio di Dbbabiyé, nella regione di Akkar, vicino a Menjez (un piccolo villaggio della periferia dove vivono insieme musulmani sunnitie, cristiani ortodossi e cattolici maroniti). Con una semplicità colma di cuore, P. Fouad ha raccontato le difficoltà quotidiane della sua comunità: la disoccupazione, la migrazione e la povertà, ma anche la fede incrollabile che sostiene la sua gente. Ha ricordato come le famiglie di Akkar, una zona al confine con la Siria, vivano tra le ferite delle persecuzioni e il peso del collasso economico, eppure continuino a resistere. Le sue parole hanno tracciato un quadro di fede vibrante ma fragile, una testimonianza viva di resilienza, speranza e unità del Libano in mezzo alla crisi “Il nostro popolo ha poco, ma dona molto. Apre le porte, condivide il pane e sorride anche quando la vita è difficile”, ha detto padre Fouad, lasciando un segno profondo di umanità e coraggio.
Nel pomeriggio, il Santo Padre ha incontrato i giovani libanesi in un raduno colmo di energia, musica e preghiera. Da Menjez, una ventina di membri del nostro gruppo giovanile francescano hanno avuto la grazia di partecipare. Per molti è stata un’esperienza unica nella vita, che ha lasciato un’impronta profonda. Una dei nostri giovani ha condiviso:
“Quando il Papa ha parlato di coraggio e fede, ho sentito che parlava direttamente a me. Ci ha detto di non avere paura di sognare in grande e di servire gli altri con amore. Ho capito che la santità non è lontana comincia con piccoli gesti di bontà e un cuore pieno di gioia.” (Angela Elias)
Le parole del Papa ai giovani erano chiare e piene di tenerezza: un invito a essere “costruttori di pace e ponti di fraternità”. Mentre parlava, si poteva vedere sui volti dei presenti una rinnovata scintilla di scopo un promemoria che il futuro del Libano è nelle mani dei suoi giovani, che osano credere e sperare.
Il giorno della Messa, il tempo era splendido, limpido e luminoso, un dono in sé. La visita si è conclusa con una solenne celebrazione eucaristica, alla quale ha partecipato una grande moltitudine di fedeli provenienti da tutte le parti del Libano, insieme a pellegrini giunti dalla Giordania, dall’Egitto e dai Paesi vicini. L’atmosfera era colma di canto, preghiera e rendimento di grazie. La vista di migliaia di persone riunite, unite in un’unica fede e un unico amore, è stata una testimonianza potente della forza e della bellezza dello spirito libanese.
Per la nostra comunità, questa visita apostolica è stata più di un evento è stata un momento di grazia e rinnovamento. Nelle parole e nella presenza del Santo Padre, abbiamo sentito la vicinanza di Dio e l’incoraggiamento a continuare la nostra missione con fede e semplicità, seguendo l’esempio di San Francesco e San Charbel.
Quando l’aereo del Santo Padre è decollato, una pioggia leggera ha iniziato a cadere, lasciando presto spazio a una luce soffusa che filtrava tra le nuvole come se il cielo stesso volesse benedire ancora una volta questa terra. Il Libano, un Paese che ha sopportato tanto dolore, si è ritrovato rinnovato nella fede e nell’unità.
Questa visita rimarrà nei nostri cuori come un ricordo vivo che Dio non abbandona mai il suo popolo. Attraverso la presenza del Santo Padre, abbiamo riscoperto il coraggio di sperare di nuovo, di credere che la pace è possibile e di continuare a seminare semi di amore e riconciliazione ovunque siamo inviati.
Che questo tempo di grazia porti frutti duraturi nelle nostre parrocchie, nelle nostre scuole e in ogni cuore che si è aperto alla tenerezza di Dio durante questi giorni indimenticabili.
“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.” (Matteo 5,9)
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