Dec 11, 2019 Last Updated 8:52 PM, Apr 1, 2019

“La Congregazione si sforza di essere presente là dove le necessità più urgenti della chiesa la chiamano” così recitano le nostre Costituzioni e per noi che abbiamo avuto la gioia di essere inviate nella missione dell’Albania, queste parole sono state pienamente realizzate. L’avventura è iniziata nell’ormai lontano 1994, l’indomani dalla caduta del Regime comunista nei Paesi dell’Europa dell’Est, quando il Santo Padre Giovanni Paolo II ha rivolto un accorato appello alle Chiese e alle Famiglie Religiose perché si prendessero cura dei fratelli che uscivano dalle tenebre dei regimi totalitari.

La nostra Congregazione, cosciente del suo speciale carisma missionario, ha risposto con generosità e ha inviato le sue suore.<
Siamo partite senza sicurezza se non quella del mandato missionario, senza Lingua se non quella dell’amore, senza progetti, ma con il grande desiderio di ascoltare il popolo, di condividere, di accogliere, di amare.
Ascoltando con il cuore abbiamo capito e quindi abbiamo cominciato ad operare.
Sono passati 25 anni e, restando sempre disponibili ad ascoltare, siamo riuscite ad essere fedeli alla nostra missione, essenzialmente di evangelizzazione anche attraverso opere sociali sempre privilegiando i poveri, gli ammalati, gli ultimi della società.
Abbiamo voluto festeggiare l’anniversario del nostro arrivo in questa bellissima terra non solo in forma privata, ma anche condividendo e rendendo partecipi tutti il giorno 29 agosto.
E allora abbiamo visto davvero che il semino, piccolo piccolo della nostra presenza, è cresciuto, è diventato un albero che comincia a dare i suoi frutti di pace, di pacifica convivenza, di reciproco aiuto. Abbiamo tre suore albanesi e una giovane novizia in formazione. Sono venuti dalla Spagna, dall’Italia e dall’Austria, i volontari che hanno condiviso con noi tanti progetti e ancora li sostengono.
Sono giunti da tutta l’Albania fino a Dushaj per questo giorno così importante; anzitutto il nostro Vescovo Mons. Simon Kulli, tanti sacerdoti della Diocesi di Sappa e di Scutari, i nostri fratelli francescani anche da Gjakova e in qualche modo hanno chiesto perdono per non aver potuto sempre esserci vicini.  Ma quel giorno era troppo bello per non ringraziare il Signore anche di questo, in fondo Lui non ci è mai mancato, ci ha assicurato sempre la sua consolante e continua presenza, ci ha dato forza e gioia per una missione così importante: portare Gesù ovunque, trovandolo già presente nei più poveri, nei sofferenti e negli ammalati.
All’inizio nel lontano 1994 spesso abbiamo percorso a piedi e in ogni condizione di tempo chilometri sulla montagna per ore e ore di cammino e non abbiamo trovato nessuno ad attenderci per la preghiera. Quel giorno la chiesa era piena di gente commossa e desiderosa di prendere parte alla festa, fedeli che ora sanno pregare, cantare, ascoltare.
A noi è sembrato un vero miracolo e con le lacrime abbiamo pubblicamente ringraziato il Signore che ci ha dato la forza di restare fedeli.
Dopo la Santa Messa, all’aperto, abbiamo trascorso un altro bellissimo momento di incontri, saluti, emozioni partecipando a uno spettacolo artistico, preparato dagli insegnanti, cattolici e musulmani indistintamente, perché, dicono: “Le suore sono di tutti, non soltanto dei cattolici!”
La lunga storia d’amore non si è conclusa, vogliamo continuarla finché il Signore ci darà forza per donare la nostra vita.

Le suore missionarie in Albania


Da una trasmissione alla Radio Vaticana di Violeta Marashi

Le Suore Francescane Missionarie del S. Cuore celebrano il venticinquesimo della loro missione in Albania.
Nel giorno del martirio di San Giovanni Battista, 29 agosto 2019, le Suore Francescane Missionarie del S. Cuore hanno celebrato il venticinquesimo anniversario della loro presenza missionaria in Albania, precisamente a Dushaj, nella regione di Tropoja, una delle zone più lontane, più povere e disagiate della Diocesi di Sappa.
Con la partecipazione di molti fedeli scesi dalle montagne, di sacerdoti e suore della diocesi, di Scutari, sacerdoti venuti dal Kosovo, da Gjakova, Monsignor Hil Kabashi ofm e P. Lorenzo Lovro ofm, cosi’ come amici e benefattori venuti dalla Spagna, dall’Italia e dall’ Austria per l’evento, è stata celebrata una solenne Santa Messa nella chiesa di S. Giovanni, presieduta dal Vescovo Monsignor Simon Kulli.
Durante la predicazione il Vescovo ha sottolineato:
“Siamo qui oggi, in questa bella chiesa, per offrire tutti insieme l’Eucaristia a Dio Onnipotente come segno di ringraziamento per il dono e il servizio di queste suore e nello stesso tempo per pregare perché possano continuare la loro speciale missione di portare la gioia del Vangelo nelle nostre chiese di montagna.
25 anni nel servizio a Dio e all’uomo forse ai nostri occhi possono sembrare pochi, ma considerando in quali condizioni hanno cominciato la missione queste suore, davvero è una grande missione, una meraviglia che le suore hanno realizzato a lode di Dio e nell’attenzione al popolo”.
Durante questa celebrazione ha preso la parola anche la superiora provinciale delle suore, Sr. Cristiana Basso, che per 23 anni è stata missionaria in Albania, la quale con grande emozione ha salutato tutti i presenti con l’augurio di San Francesco “Pace e Bene”. Fra le altre cose Sr. Cristiana ha ricordato che le suore sono venute in questa terra 25 anni fa, perché il Signore le ha chiamate e mandate per annunciare il Vangelo e indicare al popolo la via del Signore, via di giustizia e di pace e per guarire questi fratelli nel corpo e nello spirito, a sanare le profonde ferite del regime comunista.
Ricordiamo che 25 anni fa le suore vivevano in una semplice casa, dove sono ancora oggi. Esse hanno servito ogni giorno con immenso amore prendendosi cura di tutti, ma soprattutto dei poveri e degli ammalati offrendo vari servizi nel campo sociale e sanitario, principalmente nell’ambulatorio. Inoltre hanno lavorato molto nel campo dell’educazione e della formazione dei bambini, dei giovani, privilegiando le ragazze.
Con un intenso ritmo di lavoro e d’amore costante, questa missione continua a far fiorire queste zone montuose, molto difficili per l’ambiente, ma piene di valori divini, morali e umani.


 

Un po' di storia …

  • Dic 11, 2019
  • Pubblicato in 2019

Con grande gioia condividiamo un poco di storia della presenza dell’Ordine dei Frati Minori in Lituania, presso i quali le nostre sorelle, a Kretinga, svolgono la missione apostolica a loro affidata. Auguriamo che la presenza francescana sia sempre seme di “Pace e Bene” per ogni uomo e lampada nel cammino di fede verso il Signore.

“In questo anno 2019, i Frati Minori di Lituania festeggiano due momenti importanti della loro storia.
Il primo momento importante è il 550 anniversario dell’arrivo dei frati in Lituania, e il secondo è il 30 anniversario dell’uscita allo scoperto dei frati dopo l’occupazione sovietica.
È del 1253 la notizia della partecipazione dei Frati Minori al battesimo e alla incoronazione del re lituano Mindaugas.
Nel 1341 (o forse nel 1369) le cronache riportano il martirio dei primi Frati Minori in Lituania da parte dei pagani a cui annunciavano la fede.
Al capitolo provinciale di Varsavia celebrato nell’Epifania del 1468, venne deciso l’invio di frati in territorio lituano, mandati da Cracovia. Al 23 luglio del 1468 risale l’erezione canonica dei primi due conventi a Vilnius e Kaunas, costruiti l’anno successivo. I francescani osservanti erano conosciuti col nome di “bernardini”.
Nel 1530 si ha l’erezione della prima Provincia osservante di san Casimiro, riunita alla Polonia dopo soli 30 anni, e poi di nuovo autonoma nel 1627-1630. Riunita alla Provincia polacca, la Lituania ridiventa Provincia autonoma solo nel 1729. I frati si sono sempre dimostrati dalla parte del popolo anche nelle insurrezioni contro i russi.
Nel 1864 la Russia zarista sopprime la Provincia lituana, lasciando aperto il solo convento di Kretinga, sperando nella sua naturale estinzione.
Nel 1913 il convento di Kretinga comincia a riprendersi e viene annesso alla Provincia tedesca di s. Edvige.
Con l’indipendenza lituana del 1918 il convento di Kretinga rifiorisce: si fanno moltissime attività, si apre il ginnasio cattolico e i frati tornano a Kaunas, Tytuvenai, Troskunai e Pajuris.
Il 9 novembre del 1931 la Provincia di san Casimiro riceve lo status di Commissariato.
Al momento dell’occupazione sovietica del 1940, la Provincia era composta da 139 membri (70 frati, 25 sacerdoti, 34 chierici, 10 novizi). Il regime chiuse e nazionalizzò i 5 conventi e il ginnasio. I frati si dispersero tra Italia, Austria e Germania.
Nel 1944 i frati si insediarono negli USA e più tardi in Canada che nel 1946 si formalizzò come il Commissariato lituano di san Casimiro. Nel 1947, con le nuove Costituzioni dell’Ordine, il Commissariato diventa Custodia con diritto di Provincia (Vice Provincia).
Il 19 novembre del 1989, nella festa di Cristo Re, ancora in regime sovietico, i nuovi frati “underground” uscirono allo scoperto e celebrarono la prima Messa a Kretinga. A questi si unirono frati che si erano incardinati in diverse diocesi della Lituania.
Nel 1994 ai frati fu restituita la chiesa di Vilnius e nel 1995 il convento di Kaunas. Nel 2005 anche la chiesa di Kaunas ritornò ai frati.
Nel 2000 fu inaugurato il nuovo convento presso la Collina delle Croci a Siauliai.
Nel 2004 alla Vice Provincia Lituania ritorna il titolo di Provincia di san Casimiro.
Nel 2005 a Klaipeda si apre una nuova presenza.
Nel 2007 la Curia Provinciale ritorna a Vilnius.
In questo 2019 la Provincia di san Casimiro dei Frati Minori di Lituana consta di sei conventi in Lituania (Vilnius, Kaunas, Klaipeda, Kretinga, Pakutuvenai, Collina delle Croci) e due in nord America (Kennebunkport -USA, Toronto – CAN). Della Provincia fanno parte 33 frati professi solenni, 2 frati professi temporanei, un vescovo e un postulante.


Mario Rossi, un italiano di Massa Carrara, un uomo dalla fede incrollabile, un cristiano dai principi solidi, un cittadino da un’infanzia dura, provata dagli stenti e costretto nel dopoguerra ad emigrare in Svizzera, come tanti altri connazionali. Eccolo nel mese di marzo 1965 arrivare alla stazione di Brigue, un bivio, lì esita: continuare la strada verso il grande cantiere, dove l’attende un posto di lavoro sicuro, oppure recarsi a Tavannes dove puo’ ritrovare la sua amata, ma dove c’è l’incertezza del lavoro. La decisione presa darà ragione della scelta fatta, giacché qualche mese proprio lì nel grande cantiere avviene una catastrofe e molti operai saranno sepolti dalla massa di ghiaccio staccatasi dal ghiacciaio dell’Allalin. Mario provvidenzialmente scappato al disastro non esita attribuire all’intervento della Vergine Maria il fatto di essere scampato a questa immane tragedia. 
Il carattere gioioso, la tempra laboriosa, la fede forte, fanno di Mario una persona ben accolta da tutti in paese. Il lavoro duro, la fatica, la malattia non intaccano il suo amore per la famiglia e la sua fede nel Signore Gesù e la fierezza di essere “italiano”. La sua capacità di relazionarsi lo fa amico di tutti, senza distinzione di religione o di nazionalità. La sua sposa Elisa lo accompagna ovunque con dedizione e amore grande. Due figli verranno ad allegrare la famiglia. Mario ha sempre nutrito un grande rispetto ed amore per le “nostre suore”; ad esse riservava sempre le primize del suo orto e la sua amicizia sincera. Sono state loro a curarlo e, come diceva lui, a salvare la sua gamba all’inizio della malattia.
Poi il declino fisico, la sofferenza e la malattia; accanto a lui sempre la sua amata sposa che l’ha accompagnato e sostenuto fino al momento del trapasso. Testimonianza dell’amore che il paese gli portava è stata la folla presente al funerale: famigliari di Svizzera e dell’Italia, cattolici e fedeli di ogni confessione cristiana, anche mussulmani, tutti in chiesa alla celebrazione eucaristica. Bellissima la testimonianza di un mussulmano presente in chiesa che, dopo il funerale, ci dice: “E’ l’amicizia vera di Mario, il suo sorriso, la sua voce squillante e la sua bonanimità che mi hanno sempre colpito, era una persona allegra, portava la gioia là dove arrivava; da pensionato ogni giorno veniva per un caffé o una pizza e soprattutto una bella “chiaccherata”. Sempre rispettoso delle convinzioni religiose altrui era nello stesso tempo radicato nella sua fede cattolica che amava e difendeva. Sono venuto alla celebrazione per rendere omaggio all’amicizia di Mario.”

Le sorelle della comunità di Tavannes


"An Akon Siyahan nga Katekismo", è la traduzione in lingua Waray-waray del libro "Il mio primo catechismo", ed è stata curata dal Rev. Don Rolando Vivas, uno dei sacerdoti della diocesi di Calbayog. Il progetto di stampa è stato realizzato grazie agli sforzi ed alla dedizione della direttrice catechistica diocesana, Sr. Theresa Knox Gude suora Francescane Missionarie del Sacro Cuore; e anche ai contributi finanziari dei nostri generosi benefattori della città di Calbayog e di altri luoghi delle Filippine. Il suddetto libro, il 7 gennaio 2019 è stato presentato alla cittadinanza, presente il Rev. Don Paolo Pirlo, SHMI, di Quezon City. L’atto ufficiale del “mio primo catechismo”venne realizzato nella Cattedrale dei SS. Pietro e Paolo, Calbayog City, durante una cerimonia ufficiata dal Rev.do Mons. Isabelo C. Abarquez, D. D., vescovo della diocesi di Calbayog, Samar (Filippine).
In tale circostanza noi, FMSC, abbiamo avuto l’opportunità di rallegrarci per le meraviglie operate dal Signore tramite la nostra missione in terra filippina; abbiamo così verificato la realtà di quanto il nostro Fondatore, Venerabile Padre Gregorio Fioravanti, era solito ribadire: “Meravigliosi sono i tratti della Divina Provvidenza alla quale nessuno ha il diritto di chiedere perché questo, in questo modo, e non altrimenti”. 
La motivazione centrale della gioia condivisa è stata condensata nello stesso progetto di stampa, rimasto sospeso dal 2010, per mancanza di risorse finanziarie. Rendiamolode a Dio che ha sostenuto i promotori e i benefattori a rendere effettiva l’opera iniziata.  

AVANTI, O MISSIONARIE, DEL CUORE DI GESÙ …
“… continuiamo ad annunciare e a testimoniare, con passione,l'amore Redentivo di Cristo”



 

Assistenza caritativa

Le suore, fedeli allo spirito di minorità, traducono la missione profetica di Cristo, che è lieto annunzio per i poveri, nel servizio di carità ai fratelli abbandonati, malati ed anziani. (Cost. art 73)