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BULGARIA - Avventura francescana – un cammino di pellegrinaggio di fede,  fraternità e rinnovamento spiritual

BULGARIA - Avventura francescana – un cammino di pellegrinaggio di fede, fraternità e rinnovamento spiritual

Dal 9 al 19 luglio, in occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi (1226–2026), i Frati Minori Cappuccini hanno organizzato l’“Avventura francescana” – un pellegrinaggio con un carattere spirituale e francescano.

A questa esperienza speciale abbiamo partecipato insieme ai giovani delle parrocchie nelle quali sono presenti le nostre missioni. Con un autobus siamo partiti per un cammino di pellegrinaggio attraverso la Bulgaria, la Romania, la Slovacchia, la Polonia e l’Ungheria.

Il nostro viaggio non è stato semplicemente una visita a diversi luoghi, ma una vera avventura spirituale: un tempo di preghiera, fraternità, incontri e approfondimento della fede.

Nella preparazione e nell’accompagnamento spirituale dei giovani hanno partecipato suor Svetla Zekova e suor Elka Staneva, insieme ai padri cappuccini che hanno organizzato questo pellegrinaggio. Un posto particolare nel programma spirituale è stato occupato dal servizio di padre Ivelin Genov, che ha accompagnato i partecipanti attraverso le omelie, la celebrazione delle Sante Messe e i momenti di riflessione spirituale.

Un momento centrale del nostro pellegrinaggio è stata la partecipazione all’Incontro della Gioventù Francescana a Wolczyn, in Polonia, dove i giovani hanno vissuto la gioia della comunione fraterna, l’incontro con la gioventù francescana e la bellezza della spiritualità di San Francesco.

È stato un tempo di preghiera, condivisione, nuove amicizie e scoperta della chiamata a seguire Cristo con un cuore gioioso e aperto.

Il carattere pellegrinale del viaggio è stato sottolineato dalla preghiera quotidiana, dalla partecipazione all’Eucaristia, dalla celebrazione del Sacramento della Riconciliazione e dalla richiesta dell’indulgenza nel tempo di grazia legato al giubileo di San Francesco d’Assisi.

Abbiamo avuto la benedizione di visitare due terre che custodiscono in modo particolare la fede cattolica: il Banato romeno e la Polonia.

Siamo tornati non solo con bellissimi ricordi del viaggio, ma anche con una domanda che continua a risuonare nei nostri cuori:

Come riescono queste comunità a custodire viva la loro fede attraverso le generazioni, mentre noi così spesso permettiamo che essa rimanga soltanto un ricordo o una tradizione?

Il Banato – testimonianza di fedeltà a Cristo e alle proprie radici

La prima tappa del nostro pellegrinaggio è stata il Banato – la terra dove ancora oggi vivono i discendenti dei bulgari cattolici che lasciarono la loro patria dopo la rivolta di Čiprovci e le successive persecuzioni sotto il dominio ottomano. Essi hanno perso le loro case, ma non hanno perso ciò che era più prezioso: la loro fede.

Stabilitisi nelle terre dell’allora Monarchia asburgica, hanno costruito una nuova vita, mettendo però la Chiesa al centro della loro comunità.

Ancora oggi, in luoghi come Star Beshenov, si percepisce questa continuità spirituale. Là la fede cattolica non è soltanto un patrimonio culturale, ma uno stile di vita.

Abbiamo incontrato persone che custodiscono con gratitudine la memoria dei loro antenati e riconoscono che proprio la fede ha conservato la loro identità bulgara attraverso i secoli.

La Polonia – terra di fede viva

Dopo il Banato, il nostro cammino ci ha condotto in Polonia – un Paese che difficilmente può essere compreso senza vedere con i propri occhi quanto profondamente la fede sia intrecciata con la vita del suo popolo.

Abbiamo visitato Wadowice, la città natale di San Giovanni Paolo II. Lì abbiamo percepito che la sua eredità non è rimasta soltanto nei musei e nei monumenti. Essa vive nelle persone, nelle loro famiglie, nella loro preghiera e nel loro rispetto verso la Chiesa.

Abbiamo poi proseguito verso Cracovia, uno dei più importanti centri spirituali d’Europa.

Tuttavia, l’impressione più forte non è stata soltanto quella degli edifici storici o dei magnifici santuari, ma la Santa Messa domenicale.

Le chiese erano piene. Abbiamo visto famiglie venute insieme: genitori con bambini piccoli, giovani, anziani, nonni e nonne. Abbiamo visto intere generazioni pregare Dio fianco a fianco.

In molti luoghi le persone stavano anche fuori dalle chiese, nelle piazze, perché gli edifici sacri non potevano contenere tutti coloro che desideravano partecipare.

Nessuno protestava. Per loro la cosa più importante era essere uniti a Cristo nel giorno del Signore.