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GEMONA - Arte della diaconia che genera fratelli e sorelle
Spiritualità diaconale nel cammino di Francesco
Gemona del Friuli – Il 27 giugno 2026, la Casa Madre delle F.M.S.C. in Largo P. Fioravanti ha ospitato un incontro di profonda risonanza ecclesiale, che ha visto protagonisti i diaconi permanenti accompagnati dalle loro mogli. L’accoglienza è stata curata dalla Superiora provinciale, sr. Daniela Revelant, mentre la riflessione è stata guidata da sr. Natalina De Nobili, che ha tracciato un percorso di continuità tra la vocazione diaconale e la spiritualità di San Francesco d’Assisi.
In apertura, le mogli dei diaconi hanno presentato all’Arcivescovo Michele Lamba il frutto del loro percorso di gruppo, vissuto all’insegna della condivisione e della ricerca spirituale. Tale realtà non nasce dal desiderio di rivendicare ruoli o spazi di potere, bensì dall’esigenza di dare voce a un’esperienza di crescita comune, interrogandosi sul significato profondo del vivere, giorno dopo giorno, accanto a un diacono.
La vocazione come spazio di comunione
Nel cuore di una Chiesa chiamata a riscoprire l’essenziale, il diaconato emerge non come un ministero isolato, ma come una vocazione che si innesta profondamente nel tessuto relazionale. Per i diaconi sposati, questa realtà coinvolge in modo indissolubile la vita di coppia.
Come sottolineato dai tre interventi presentati all’Arcivescovo, il matrimonio e l’ordine sacro sono vocazioni orientate alla salvezza dell’altro e custodi di una missione peculiare. La sfida odierna consiste nel superare la logica della semplice sovrapposizione di ruoli, per approdare a un’integrazione feconda tra la missione coniugale e il servizio diaconale: un orizzonte spirituale ancora in gran parte da esplorare.
L’esempio di Francesco: il servizio come "minorità"
Il modello proposto per questo cammino è radicale: la spiritualità di San Francesco d’Assisi. Per il Poverello, il servizio non è mai un’attività esercitata "dall’alto", ma una risposta grata all’amore di Dio, declinata nella "minorità" e nella sottomissione a tutti.
La testimonianza di Francesco d ’Assisi sintetizzata in tre punti:
- Il primato della relazione: Servire significa riconoscere nel prossimo un fratello o una sorella da accudire con prossimità fisica e umana.
- La libertà interiore: La povertà, intesa come il dono di non trattenere nulla per sé, è la chiave che permette al Vangelo di risplendere senza il bisogno di sovrastrutture, rendendo ogni talento un dono restituito.
- La vigilanza del cuore: Francesco ci ammonisce sul rischio costante di "addomesticare" il Vangelo per ricercare sicurezze. La sfida è restare custodi del fuoco delle origini, mantenendo il cuore interiormente sveglio.
Queste sono le sfide per la comunità diaconale, emerse dalla relazione di sr Natalina, che S. Francesco ci ha lasciato per giungere ad un cammino condiviso.
Dall’intreccio tra il vissuto delle coppie e la spiritualità francescana, emergono tre direttrici essenziali per la Chiesa contemporanea:
- Accompagnamento strutturale: L’inserimento di un diacono in comunità richiede una preparazione adeguata. È necessario superare la riduzione del diaconato a puro ruolo liturgico, promuovendo una formazione che coinvolga l’intera comunità, chiamata ad accogliere e sostenere questo ministero.
- La fraternità come custodia: La consapevolezza è unanime: non si cammina da soli. La fraternità è il luogo necessario di sostegno, discernimento e perseveranza, l’unico in grado di preservare il "sapore" autentico della vocazione.
- Uno sguardo non giudicante: L’invidia e il confronto deformano la realtà. La proposta evangelica invita ad allenare lo sguardo per riconoscere il bene che Dio opera nell’altro, trasformando ogni tensione in gratitudine e lode.
Conclusione
Il diaconato, vissuto nella verità della condizione matrimoniale e nella radicalità della minorità, è una chiamata a farsi "piccoli" per lasciare spazio all’azione di Dio.
Come richiesto con fiducia alla Diocesi, il desiderio espresso dalle mogli dei diaconi è che questo percorso possa trovare una continuità stabile. L’obiettivo non è la gestione del Vangelo, ma la custodia comune di una vita che, sull’esempio di Francesco, si fa consegna quotidiana per il bene dell’intera comunità.
