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GEMONA: In Casa Madre, in allegria con le sorelle dell’infermeria
Con la nostra prolungata permanenza a Casa Madre, a causa di svariati e imprevedibili "incidenti di percorso", tra noi è nata una spontanea battuta: abbiamo proposto di esporre all'ingresso di un'ala del primo piano la dicitura "Ortopedia"!
Tra spalle, femori, ginocchia, braccia e gessi, a cui si sono aggiunte le sorelle arrivate per visite e controlli di routine.
Eppure, queste disavventure non sono andate affatto a vuoto. Piccoli e grandi acciacchi si sono trasformati in una provvidenziale e bellissima occasione per ritrovarci insieme in Casa Madre e riscoprire, con il sorriso, il sapore fresco e felice dei nostri anni di noviziato e di prima missione.
Le nostre giornate "da convalescenti" si sono riempite di momenti di autentica e calorosa fraternità.
La preghiera comunitaria: abbiamo affidato al Signore non solo i nostri gessi e tutori, le fasciature e le articolazioni scricchiolanti, ma anche tutte le intenzioni della nostra amata Congregazione e delle persone che ci chiedevano preghiere.
Il "Tour dell'Allegria" in infermeria: noi, la squadra delle infortunate, ci siamo nominate ufficialmente "squadra del buonumore" per le sorelle anziane e ammalate. Ogni mattina ci attendevano con un entusiasmo contagioso e con gli occhi pieni di luce!
Insieme intonavamo canti religiosi, come Veni Sponsa Christi e Sì, lo giurai, che ci ricordano le nostre vestizioni, professioni religiose e il nostro cammino nella Congregazione, riportandoci alla memoria momenti significativi, esperienze condivise e valori che continuano ad accompagnarci nel nostro percorso spirituale.
Per portare loro un po' di brio, abbiamo rispolverato un repertorio musicale davvero imbattibile: dai canti religiosi ai canti mimati che insegnavamo tanti anni fa ai bambini della scuola dell'infanzia, come ad esempio "La pecora è nel bosco". Abbiamo riportato in vita grandi canti della tradizione popolare veneta e friulana: "Quel mazzolin di fiori", "Amor, dammi quel fazzolettino", "La domenica andando alla messa", "O ce biel cjscjel a Udin"!
Immaginate la scena: battimani a tempo, risate, coreografie mimate usando solo le poche braccia o gambe rimaste del tutto funzionanti... l'allegria è stata davvero travolgente!
Così, anche questi imprevisti fisici si sono rivelati un'occasione di grazia per rinfrescare il nostro spirito francescano: uno spirito fatto di semplicità, di serena accettazione dei propri limiti e della capacità di trovare la perfetta letizia anche tra una stampella, carrozzine autogestite e deambulatori.
Desideriamo rivolgere un grazie grandissimo e dal profondo del cuore ai Superiori e a tutte le sorelle di Casa Madre: ci avete accolto con immensa affettuosità, ci avete coccolato con pazienza e curato con premure straordinarie, donandoci ogni giorno coraggio, sorrisi e tanta attenzione.
Grazie alle sorelle rimaste nelle comunità, che in tutto questo tempo, con sacrificio e dedizione, hanno portato il peso della nostra assenza. Il Signore le ricompensi per tutto il bene donato, come Lui solo sa fare, con la Sua infinita bontà e generosità.
Un grazie di cuore a tutto il personale infermieristico, ai fisioterapisti e a chiunque si sia preso cura di noi con straordinaria competenza, pazienza e profonda umanità.
Il Signore benedica ciascuna di noi e ci conservi sempre vispe, unite e custodi della Sua santa gioia!
