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Il Cantiere del Futuro: Meeting. –della Pastorale Vocazionale - F.M.S.C
Nei giorni 15- 16- 17 Giugno 2026, schermi accesi, volti connessi da ogni angolo del pianeta e un unico grande obiettivo: una pastorale vocazionale che ascolta tutti, giovani compresi.
Il cammino vocazionale non è uno spettacolo già scritto, ma un'opera d'arte che si crea dietro le quinte."Ci sono luci che si accendono solo dopo un lungo lavoro al buio. C'è un futuro che non si aspetta, ma si progetta insieme. Quest'anno, il nostro cammino della pastorale vocazionale entra nel vivo del "Dietro le Quinte", dove la vita vera si connette, si interroga e si orienta
La vocazione non è uno spettacolo già scritto, ma un'opera d'arte che si crea dietro le quinte."
Ci sono luci che si accendono solo dopo un lungo lavoro al buio. C'è un futuro che non si aspetta, ma si progetta insieme. Quest'anno, il nostro cammino della pastorale vocazionale entra nel vivo del "Dietro le Quinte", dove la vita vera si connette, si interroga e si orienta
Obiettivo del cammino: Diventare consapevoli della nostra chiamata: accompagnare i giovani a fare verità sulla loro vita e sulla loro vocazione, custodendo i valori che ci fondano e avendo il coraggio di scelte nuove. Questo percorso nasce dalla conoscenza viva dei nostri documenti e dei diritti che ci appartengono come consacrate. Solo così possiamo trarre la ricchezza del nostro carisma, attualizzarlo e offrirlo con autenticità alle nuove generazioni.
L’incontro del 15 giugno, primo dei tre giorni di convegno, voluto e curato con attenzione materna da sr Marta sup. Generale insieme al suo Consiglio, si è aperto come un vero momento di famiglia. Fin dai primi minuti si respirava un clima semplice, confidente, quasi domestico: quello stile che da sempre caratterizza le nostre sorelle quando si ritrovano, anche solo attraverso uno schermo.
Una dopo l’altra, le sorelle si sono presentate con il loro volto, la loro storia, la loro passione nella pastorale generale e vocazionale. Hanno condiviso ciò che vivono: i percorsi personali, le sfide quotidiane, le iniziative delle loro fraternità, i piccoli e grandi gesti con cui cercano di essere presenza viva nei luoghi in cui sono inserite.
Ne è nato un quadro ricco, colorato, pieno di vita: comunità diverse che, pur lontane geograficamente, custodiscono lo stesso desiderio di servire e lo interpretano con creatività, fedeltà e cuore. Un mosaico che racconta non solo ciò che facciamo, ma soprattutto chi siamo.
Il 16 giugno 2026 ha avuto un ritmo completamente diverso. Rotto ogni schema da “riunione formale”, grazie alle provocazioni lucide e coraggiose di sr Marta, le sorelle hanno accettato di mettersi davvero in gioco. Con onestà totale. Senza filtri. Senza difese.
Il mondo corre veloce, e anche la pastorale vocazionale — che riguarda tutte, nessuna esclusa — sente questa pressione. Proprio per questo è emersa una priorità chiara: trasformare la pastorale vocazionale in uno spazio sicuro, un luogo dove i giovani possano finalmente ascoltarsi, riconoscere ciò che sentono davvero, dare nome ai desideri che li abitano. Niente formule pronte. Niente risposte dall’alto. Niente “dovresti”.
Le sorelle hanno accolto tre domande che scavano in profondità, quasi come una piccola lectio del cuore: Che cosa si sta muovendo dentro di me in questo momento storico? Dove sento che si concentra la mia fatica? Quale desiderio riconosco sotto tutto questo?
Domande semplici solo in apparenza, ma capaci di aprire varchi interiori. Perché — come ha ricordato sr Marta — questo è il vero ruolo di chi accompagna: offrire parole che orientano, non consigli preconfezionati; aprire cammini reali, non indicare soluzioni rapide. Ma cammina “con” per generare libertà. È stato un tempo intenso, quasi un laboratorio del cuore, in cui ciascuna ha potuto guardarsi dentro e riconoscere che l’accompagnamento vocazionale inizia sempre da lì: da una verità abitata e condivisa. Nel confronto di questo secondo giorno è emersa con chiarezza la sfida di oggi: raggiungere la Generazione Z, immersa in un mondo materialista dove si parla molto di lavoro, soldi e divertimento, e pochissimo di interiorità. La denatalità e l’instabilità sociale — visibili tutti i Paesi, — riduce i numeri e cambia il volto della gioventù. Anche la cultura vocazionale, un tempo sostenuta dalle famiglie e dall’ambiente ecclesiale, oggi va ricostruita da zero.
In questo clima, le sorelle hanno avuto il coraggio di guardarsi dentro e di porsi domande vere: stiamo ancora riuscendo a trasmettere? La nostra presenza parla ai giovani? Lavoriamo tanto… ma forse preghiamo male?
Sr Marta ha raccolto queste inquietudini con lucidità e tenerezza, nominando ciò che tutte sentono: la crisi della non fecondità, quella ferita che nasce quando non si generano più vocazioni e si rischia di perdere la speranza guardando solo ai numeri o all’età.
L’ultimo Capitolo Generale delle F.M.S.C ha indicato una strada chiara: fare scelte nuove, non cosmetiche ma profonde. Aprirsi a una vera cultura vocazionale evangelica, capace di ascoltare i giovani nella loro complessità e di offrire spazi sicuri, parole che orientano, cammini che liberano.
17 Giugno: L’assemblea si è confrontata su una domanda decisiva Progetto e/o Programma? Come ripartire? Dal dialogo emergono due strumenti congregazionali diversi ma complementari: il Progetto Formativo, che crea identità e comunione, e che richiede un aggiornamento continuo alla luce della realtà ecclesiale e psico‑sociale dei giovani e il Programma Congregazionale, per alcune meno prioritario, ma prezioso se declinato e applicato nelle singole fraternità.. Qual è lo strumento giusto per ripartire? Nel confronto si prende consapevolezza che la pastorale, sia generale che vocazionale, è un diritto, non un dovere. Sr Marta ha riportato l'assemblea alla sorgente: il nostro carisma ha futuro solo se ripartiamo da noi. Ha parlato del concetto di "diritto", non come qualcosa di freddo o burocratico, ma come ciò che mi spetta e permette di vivere dritte, libere e autentiche. Si prende nuovamente consapevolezza che ci sono due modi di intendere il diritto: oggettivo (Le regole che ci aiutano a camminare insieme.) Soggettivo (che ci spetta) Sotto questa luce, le parole dell Costituzioni 78, 79, 80: e del Direttorio Direttorio 67 e 68 si accendono di significato: Ci ricordano la bellezza della nostra identità vocazionale.
L’ incontro si conclude lasciando qualche interrogativo: siamo consapevoli della gioia che portiamo?. Siamo coscienti della grandezza della nostra vocazione.? Abbiamo cura di essa? Ricordandoci che non si lavora mai da solitarie, (la Chiesa universale fa da bussola) sr Marta ci invita a collaborare con La chiesa ( ci invita a leggere e studiare i documenti vedi documento Christus Vivit .diventa lo strumento essenziale per leggere il mondo giovanile.) e ricorda, davanti alle critiche che spesso colpiscono la Chiesa come realtà vecchia , che la chiesa è madre usando una metafora fortissima: «Le mamme non sono mai vecchie, sono sapienti», e noi siamo figlie di questa sapienza
L’assemblea si è conclusa con lo sguardo rivolto al domani. L’invito di Sr Marta è concreto: ci si rivedrà tra settembre e ottobre. Ma per rinnovarsi davvero serve una roccia sicura su cui poggiare, lasciandosi guidare dai documenti congregazionali e dal magistero più recente. Che invita a leggere e rinnovare.
