Mese Missionario nel mondo FMSC
Mese Missionario: "Dal bisogno alla speranza" New Jersey - Stati Uniti.
Negli Stati Uniti, dove tante famiglie migranti vivono tra paura, incertezza e speranza, Sr. Anna Maria Not e Sr. Gloria Aranguiz, delle Francescane Missionarie del Sacro Cuore, sono una presenza concreta di fraternità e accoglienza. Attraverso il Franciscan Community Development Center di Fairview, offrono ascolto, sostegno e accompagnamento a chi cerca dignità e un futuro migliore. Nelle loro parole risuona il cuore del carisma francescano: nessuno è straniero quando viene accolto come fratello o sorella. In questa intervista ci raccontano come la fede diventi coraggio, solidarietà e speranza anche nelle situazioni più difficili.
1. Il tema del centenario è “Uno in Cristo, uniti nella missione”. Nel vostro ministero accanto ai migranti, che arrivano con culture e storie diverse, come sperimentate concretamente questa profonda unità che supera ogni barriera e ogni confine nazionale?
Nel nostro lavoro quotidiano presso il Franciscan Community Development Center di Fairview, “Uno in Cristo, uniti nella missione” non è semplicemente un tema scritto su uno striscione: è il cuore stesso di tutto ciò che facciamo.
Quando più di 7.500 migranti varcano le nostre porte, arrivano portando con sé culture, lingue e storie personali profondamente diverse, spesso segnate da traumi, povertà e paura. Eppure, nel momento in cui ci sediamo accanto a una famiglia, i confini e le barriere sociali sembrano completamente svanire.
Sperimentiamo questa profonda unità nei momenti più semplici e umani: quando offriamo sostegno psicologico a una persona che porta dentro di sé pesi inimmaginabili; quando stiamo accanto a una famiglia terrorizzata mentre affronta la dura realtà dei controlli dell’U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE); oppure quando ci assicuriamo semplicemente che abbia un pasto caldo e un luogo sicuro in cui sentirsi accolta.
In quei momenti di preghiera condivisa, di lacrime, sollievo e rispetto reciproco, comprendiamo che la nostra missione non consiste soltanto nel fornire servizi. Consiste nel riconoscere che apparteniamo gli uni agli altri.
Il nostro comune impegno per la giustizia sociale e l’equità ci unisce, trasformando coloro che il mondo considera “estranei” in un’unica comunità sotto Dio.
2. Il Papa scrive che dobbiamo imparare ad “accogliere la diversità come una ricchezza”. In che modo la nostra spiritualità francescana, che vede ogni persona come un fratello o una sorella, ci aiuta ad abbattere i muri del pregiudizio e dell’indifferenza sociale?
La nostra spiritualità francescana è la nostra bussola vivente.
San Francesco ci ha insegnato a riconoscere il volto di Cristo in ogni persona, chiamando ciascuno fratello o sorella, senza eccezione. In un mondo che troppo facilmente si lascia guidare dall’indifferenza e dal pregiudizio, le nostre radici francescane ci spingono ad agire con un’empatia profonda e concreta.
Quando un migrante arriva al nostro Centro di Fairview, non viene mai trattato come un numero, una statistica o un estraneo: viene accolto come parte della nostra famiglia.
Accogliere la diversità come una ricchezza significa riconoscere che ogni storia, ogni cultura e ogni forma di resilienza portata dai nostri fratelli e sorelle migranti arricchisce immensamente la nostra comunità.
Questo imperativo spirituale alimenta il nostro impegno per una vera giustizia sociale e per l’equità. Proteggendo attivamente la loro dignità, sostenendo la loro salute mentale e difendendo con determinazione i loro diritti legali e umani, contribuiamo ad abbattere i muri del pregiudizio e dimostriamo che l’amore e la fraternità saranno sempre più forti dell’indifferenza.
3. Padre Gregory ha ripetuto: “Più confidi in Dio, più Egli ti consolerà…” Nelle storie drammatiche dei migranti che incontrate, come diventa questa fiducia radicale in Dio l’unica vera ancora?
Assistiamo a questa fiducia radicale ogni giorno, nelle storie dolorose ma straordinariamente coraggiose di coloro che vengono da noi.
Quando ascoltiamo una madre fuggita dalla violenza, o un padre terrorizzato all’idea di essere separato dai propri figli a causa dei controlli dell’ICE, la sicurezza umana sembra completamente infranta.
In quei momenti angoscianti, quando i sistemi legali sembrano freddi e il futuro è incerto, le parole di Padre Gregory diventano una vera ancora di salvezza: “Più confidi in Dio, più Egli ti consolerà.”
Vediamo questa fiducia negli occhi dei genitori che, nonostante abbiano perso tutto, continuano a chinare il capo nella preghiera silenziosa e trovano la forza per andare avanti.
È una fede che non ignora il dolore, ma che sostiene la persona nel mezzo della tempesta.
Mentre camminiamo al loro fianco offrendo servizi compassionevoli, aiuto concreto e una difesa instancabile dei loro diritti la loro radicale fiducia in Dio ispira anche noi. Ci ricorda che, persino nelle valli più oscure, la consolazione divina e la speranza sono realmente presenti, sostenendoci quando tutto il resto sembra vacillare.
