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ALBANIA - Lekbibaj: la fede e la speranza abitano ancora queste montagne
Quanto sono belle le tue vie, Signore...» Sal 84
Missione spirituale e umana nel cuore delle montagne albanesi, località Lekbibaj, chiamata Nikaj-Mertur le due stirpi che hanno formato questo popolo montanaro.
Nel cuore delle montagne di Lekbibaj, dove le strade si fanno sentieri e il tempo sembra scorrere con un altro ritmo, risuona un'eco antica: la sete di Dio e il desiderio umano di non essere dimenticati. Dal 18 al 29 agosto, la nostra comunità delle Suore Francescane Missionarie del Sacro Cuore ha vissuto due settimane di profonda immersione missionaria nella regione di Nikaj-Mërtur, guidata da un’unica certezza: essere presenza viva del Cristo che ama, soffre e gioisce con il suo popolo.
La preparazione e la cura invisibile
Ogni missione ha un motore silenzioso che la sostiene. Prima ancora di muovere i primi passi verso le case più isolate, la presenza di Sr. Dila e Sr. Lia è stata il pilastro logistico e spirituale della spedizione. Con dedizione francescana, si sono occupate di ogni dettaglio affinché nulla ci mancasse, trasformando la cura materiale in uno strumento di grazia. Il loro lavoro nascosto ha permesso a noi sul campo di portare la benedizione e l'ascolto con mente e cuore totalmente liberi.
Il cammino e la divisione dei passi (18 - 23 Agosto)
Per raggiungere le dimore arrampicate sui pendii di Lekbibaj, abbiamo diviso le forze in due gruppi. Sr. Rina, e a Sr. Toline, si sono unite ai fratelli Cappuccini, Fra Andrea e Fra Christian. Questa sinergia tra carismi ha dato forma a un'azione coordinata: varcare i cancelli di famiglie che vedono i sacerdoti e le suore spesso solo una volta all'anno.
L'accoglienza è stata travolgente. Veder spuntare i volti degli abitanti al nostro arrivo, scorgerne l'attesa trepidante sulla soglia, ha rivelato un'umanità felice di aprire non solo la porta di casa, ma la porta dell'anima. Non cercavano aiuti materiali, ma il calore di uno sguardo: il bisogno primario di essere visti, riconosciuti e amati.
La parola, il pane e l'ascolto delle ferite (24 - 27 Agosto)
Con il passare dei giorni, l'incontro si è fatto ancora più intimo. Fra Andrea ha portato il Santissimo Sacramento agli anziani impossibilitati a muoversi per partecipare alla Santa Messa celebrata al centro del villaggio. Entrare nelle stanze di questi padri e di queste madri è stato come calpestare una terra santa.
Dai dialoghi in quelle stanze è emersa la ferita profonda di questa terra: lo spopolamento. Volti segnati dalla solitudine, dal dolore per i figli emigrati all'estero a causa della mancanza di infrastrutture, di presidi sanitari e di scuole per i pochi bambini rimasti. Negli occhi di questi anziani abbiamo letto la nostalgia, ma anche una fedeltà incrollabile. Nonostante l'abbandono del mondo, conservano una serenità che parla di una fiducia radicata in Dio.
Nel pomeriggio, il ritmo della missione si arricchiva di speranza: il catechismo per i bambini e i giovani della zona, riuniti per la preparazione ai sacramenti del Battesimo, della Prima Comunione e della Cresima. Un segno tangibile che la fede continua a generare vita, anche dove le pietre sembrano silenziose.
(29 Agosto)
A conclusione di queste due settimane, il bilancio non si misura in chilometri percorsi, ma nella profondità degli incontri. La nostra presenza a Nikaj-Mërtur ha avuto un unico scopo: fare da ponte tra l'isolamento di questa gente e la presenza dell'amore immenso di Gesù.
Torniamo con il cuore colmo di gratitudine e con la certezza che Dio non abbandona i suoi figli tra queste montagne. Ripartiamo lasciando una benedizione, ma portando con noi la lezione più grande: la bellezza delle vie del Signore si manifesta proprio dove l'uomo impara di nuovo ad aspettare, ad accogliere e ad amare.
Sr. Rina Pepkolaj fmsc
