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Simposio delle persone consacrate: «Abbiamo bisogno gli uni degli altri»
Il 1° maggio, in occasione del centenario della creazione della provincia ecclesiastica della Lituania, si è svolto il simposio delle persone consacrate della Lituania dal titolo «Il tesoro delle cose antiche e nuove» (cfr. Mt 13,52). I partecipanti hanno preso parte alle conferenze di tre ospiti molto attesi, tra cui Mons. Erik Varden OCSO, vescovo di Trondheim (Norvegia) e membro dell’Ordine dei Trappisti.
Nel corso dell’evento, le persone consacrate hanno celebrato la loro comunione fraterna, pregando insieme la Liturgia delle Ore del mattino e della sera, e si sono recate nella chiesa di San Giorgio per ricevere l’indulgenza dell’Anno di san Francesco.
Quest’anno l’incontro ha riunito oltre 210 partecipanti, con una presenza più numerosa del solito di rappresentanti delle congregazioni maschili.
All’inizio della cerimonia, Mons. Linas Vodopjanovas OFM, presidente della Commissione per la Vita Consacrata della Conferenza Episcopale della Lituania, ha rivolto parole di benvenuto ai presenti. Richiamando il 2026 come anno giubilare della fondazione dell’arcidiocesi di Kaunas, ha invitato tutti a chiedere l’intercessione del beato Jurgis Matulaitis per un rinnovamento della vita spirituale.
Da parte sua, l’arcivescovo di Kaunas, Mons. Kęstutis Kėvalas, ha ricordato il significato storico e l’importanza dell’incontro, esprimendo gioia per la presenza di un relatore eccezionale: «Oggi ci attendono due grandi gioie. La prima è ciò che ascolteremo: le riflessioni di uno dei più eminenti teologi del mondo contemporaneo. La seconda gioia è il fatto di essere insieme. Non accade spesso che in Lituania si possa accogliere un oratore di tale livello».
Nonostante i numerosi impegni, Mons. Erik Varden OCSO ha trovato il tempo per condividere alcune riflessioni sull’incontro dei religiosi della Lituania. Riprendendo il tema del simposio, «Il tesoro delle cose antiche e nuove» (cfr. Mt 13,52), ha sottolineato che appartenere a una congregazione significa vivere dentro una storia ricca, più o meno lunga, ma sempre portatrice di un’eredità spirituale.
Secondo lui, «coloro che vivono secondo la tradizione benedettina possiedono una storia ininterrotta che risale a 1500 anni fa, mentre altre congregazioni sono nate molto più tardi. Tuttavia, tutti siamo segnati da una visione originaria e da una particolare eredità spirituale. È importante riferirsi a essa, ma sempre con lo sguardo rivolto in avanti».
«La vita monastica è un’espressione concreta del discepolato nella Chiesa, ma nessuna comunità o carisma basta a sé stesso. Abbiamo bisogno gli uni degli altri per ispirarci, talvolta per correggerci, e sempre per accompagnarci reciprocamente. Ricordarsi di appartenere a qualcosa di più grande di sé è una grande fonte di incoraggiamento».
Al termine dell’incontro, Mons. Erik Varden ha espresso l’auspicio che le persone consacrate riportassero nelle proprie comunità un messaggio essenziale: «Il senso del valore di ciò che facciamo, la gratitudine per essere stati chiamati – e per avere la possibilità di vivere questa vocazione – insieme a una rinnovata determinazione a vivere con entusiasmo».
Momento culminante della giornata è stata la solenne celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Kęstutis Kėvalas, arcivescovo di Kaunas, concelebrata da Mons. Linas Vodopjanovas OFM, da altri cinque vescovi e da numerosi sacerdoti.
Nella sua omelia, Mons. Erik Varden ha offerto una profonda riflessione sulla figura di san Giuseppe:
«Giuseppe è il simbolo di una società che ha trovato il proprio posto e non vaga più. Anche la nostra vocazione ultima è quella di tornare a casa. Il libro della Genesi ci insegna che la storia dell’umanità è iniziata in un meraviglioso giardino e si compirà in una città.
Giuseppe ci ricorda che siamo chiamati a edificare la Città di Dio, a farla fiorire, e che i frutti non dipendono tanto da ciò che diciamo, quanto da ciò che facciamo affinché possano crescere la comunione, il servizio e la sicurezza. Il lavoro manuale di Giuseppe possedeva una straordinaria bellezza, perché nelle sue mani si trovava la Fonte stessa della bellezza. Auguro anche a noi di lavorare bene nella Città di Dio, che è la nostra città. Che possiamo costruire comunità fondate sulla pace e sulla serenità, facendo in modo che la serenità permei tutto ciò che facciamo, dalle responsabilità più importanti ai gesti più quotidiani».
L’incontro delle persone consacrate si è concluso con una preghiera per le nuove vocazioni nella Chiesa, la litania della Beata Vergine Maria e un’ora di adorazione al Santissimo Sacramento. Successivamente, ciascuno è rientrato nella propria comunità con rinnovato slancio nel pregare e servire il popolo di Dio secondo la propria vocazione.
Suor Julija Lukauskaitė, suor Inès Portugal, suor Danutė Ančerytė (Kretinga – LT)
